Gazzetta di Modena

Il realismo lirico di Pradelli

di Michele Fuoco
Il realismo lirico di Pradelli

Alla Locanda Sbrigati retrospettiva omaggio al modenese

2 MINUTI DI LETTURA





GUIGLIA. Vivere la pittura che si immedesima nella dimensione stessa della fisicità delle cose, ma anche nella decantazione della realtà: ecco l'opera di Enrico Pradelli esposta fino al 30 aprile a Guiglia, nelle sale della Locanda Sbrigati, diretta da Vittorio Uccellari. Una retrospettiva del modenese, morto nel 1991 a 73 anni, che si è sempre dedicato, sin da ragazzo, alla pratica pittorica, frequentando dal 1930 al 1936 la scuola d'arte serale dell'Istituto San Filippo Neri, dove insegnava Tino Pelloni, e subito dopo, per due anni, la scuola del nudo presso l'Istituto Venturi, dove era docente Ubaldo Magnavacca. Nemmeno la partecipazione alla guerra, come sottufficiale dell'esercito, lo distolse dagli interessi per l'arte, tanto che dal 1946 partecipò a collettive e concorsi di pittura persino nazionali e internazionali. In missione in Somalia con l'esercito italiano, Pradelli partecipò alla prima Fiera Internazionale della Somalia. E un suo dipinto rappresentante le truppe impegnate in Somalia, fu accolto nel Museo dell'Esercito a Roma. Rientrato in Italia diventò unico disegnatore all'Accademia Militare di Modena. Dopo il congedo nel 1970, l'attenzione sarà tutta per la pittura, e le sue presenze sulla scena espositiva saranno più frequenti, anche con mostre personali. Evidente la familiarità con il disegno che emerge dai dipinti, con l'immagine sempre sostenuta da un ordine formale e da una distribuzione cromatica che ha freschezza di resa emozionale. Così Pradelli, membro dell'Accademia Internazionale di San Marco, trova un'avveduta modulazione nelle composizioni che fanno convivere vasi di fiori, oggetti in rame, spighe, conchiglie, maschere, panneggi. in una naturalezza d'insieme, in un gusto sobrio, con vibrazioni appena percettibili. In un percorso che va dalla fine degli anni sessanta alle fine degli anni ottanta scopriamo i sassi di Roccamalina, paesaggi dei dintorni di Guiglia, dove Enrico ha soggiornato per lunghi periodi, da quando era adolescente. Con la sua formazione tradizionale l'artista non ha avuto paura di confrontarsi con la figura umana: da un autoritratto giovanile al nudo di fanciulla, dall'allegoria del carnevale a quella con riferimenti alla Primavera del Botticelli, per dare significato al passato e alla grande lezione dei maestri. In mostra, a cura di Giuseppina Pradelli e Aldo Leonardi, pure due segni zodiacali.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google