Latella rilegge Fassbinder e regala uno spettacolo di forte impatto
MODENA. Il debutto di uno spettacolo complesso come “Ti regalo la mia morte, Veronika” di Antonio Latella - avvenuto giovedì sera e in scena allo Storchi fino a domani - non è mai semplice,...
MODENA. Il debutto di uno spettacolo complesso come “Ti regalo la mia morte, Veronika” di Antonio Latella - avvenuto giovedì sera e in scena allo Storchi fino a domani - non è mai semplice, soprattutto se si tratta di un testo originale. Così, l'applauso sostanzialmente caloroso col quale il pubblico ha omaggiato la conclusione della prima ci pare possa considerarsi gratificante per un allestimento forse un po' criptico ma di forte impatto sia visivo che emotivo. Composto dallo stesso Latella e da Federico Bellini, liberamente ispiratisi alla poetica del cinema fassbinderiano, lo spettacolo quasi aggredisce lo spettatore con una serie di immagini per nulla violente o truculenti, ma comunque di non immediata digeribilità: la protagonista, Veronika Voss, materializzatasi scaturendo dal penultimo film del regista tedesco, viene proposta in un suo ipotetico viaggio nell'anima, proiezione di una psiche alterata (provocato da insane cure alla morfina propinatele in una clinica al limite della crudeltà) prima accompagnata da enormi scimmioni albini che la tormentano come i morsi della coscienza o le spinte della tentazione, poi persa in una dimensione stroboscopica ansiogena. Anche le figure che si aggirano attorno a lei appartengono all'universo di Fassbinder, sebbene vagamente faccia spesso capolino l'anima dello stesso Latella, così come, peraltro, era abitudine pure di Fassbinder intromettersi davanti alla cinepresa. Veronika, inevitabilmente, muore, e finirà per ritrovarsi nel limbo che accoglie tutte le altre eroine fassbinderiane, come Maria Braun, Martha, Emma, Margot…, dove tutto sembrerebbe ricomporsi quasi ineluttabilmente, sempre però all'interno di una dimensione metalinguistica. Entro tutto questo, è un proliferare di immagini, suoni, le musiche di Franco Visioli, elementi allegorici, rimandi simbolici, un Coro fondamentale da tragedia greca e un ritmo scandito con dinamiche cardiache. Se, all'inizio, si fatica un poco ad entrare in sintonia con questo bailamme, passo dopo passo si viene come attratti nello spettacolo ed è quasi faticoso uscirne. È merito non da poco far sentire così vicini i personaggi di una messa in scena, e parte del merito va senza dubbio anche ai bravi interpreti, capeggiati da Monica Piseddu. Ma è uno spettacolo che farà certamente parlare di sé, e non solo perché produzione di punta di quest'anno di Emilia Romagna Teatro, all'interno del circuito Prospero, destinato quindi a grandi vetrine europee.
(Oggi alle 16 incontro della compagnia con il pubblico al teatro Storchi.)
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