E l’artista si fa antropologo
A Palazzo Ducale esposte le grandi opere di Luca Leonelli
PAVULLO. È metafora dell'esistenza dell'uomo lo sciame di formiche o di api che si manifesta in un dinamico vorticare registrato in trenta metri di un foglio unico collocato lungo le pareti di tre sale del Palazzo Ducale, dove è allestita la mostra "Uomologia" di Luca Leonelli, a cura di Paolo Donini, aperta fino al 28 giugno. Un racconto figurato ad acquarello, di piglio fantastico, che lievita nel segno della meraviglia, passando dal buio, dal vuoto, dalla pioggia, dall'incontro di una folla di insetti con l'uomo segnato dall'angoscia, fino ad assaporare la vacanza nella natura, godendo del mare e dei suoi abitanti, e del rapporto con sguscianti rane. In questi "paradossi del volo" Giorgio Celli scopriva "l'analogo di una Via Crucis entomologica, il cartellone di figure di un qualche cantastorie, una illustrazione scientifica del libro di zoologia di una pianeta immaginario, il diagramma convulvionario di una straordinaria metamorfosi". Lo sciame vive l'avventura di inesauribili azioni e trasformazioni in una dinamica conoscitiva che per l'artista diventa progetto inesauribile di creazione che si approfondisce nel solco di una dialettica esistenziale e si concretizza sul filo di una concreta condizione dell'uomo. Le peripezie degli insetti costituiscono un vero atto di libertà, di rivolta in un universo assurdo e sembrano essere rivelatrici dell'essere umano in cui l'artista opera un forte e spaziante scavo a tutti i livelli. Non a caso Donini parla di "antropologia visiva" offerta dai diversi modi con cui Leonelli ama rappresentare, identificare e classificare l'uomo. Una quasi ironica ricognizione ricostruttiva dell'evoluzione dell'uomo, attraverso 10 metri di immagini di "tassonomia applicata" (china), di esercizi di fisiognomica, con 23 incisioni raffiguranti giudici, consiglieri, raccontastorie, misantropo, stolto, infido, sensibile. Incalzante è l'antitesi di colori con abili innesti segnici che rendono ampiamente differenziate le figure di una platea. Singolare la forma di reinvenzione del modello verbale, come la parola "hominis" le cui interazioni con il segno determinano, in una sintesi di pensiero e di immaginazione, frammenti di identità, di pullulazione iconografica che prende rilievo in un linguaggio alieno dalla consueta figurazione. La pittura è specchio deformante di figure, di ritratti icastici, per diventare sistema di metafore e di allegorie.
Michele Fuoco
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