Carmen, passione immensa di una donna innamorata
L’étoile Eleonora Abbagnato racconta del suo rapporto con la danza classica, l’amore per Modena e la sua cucina: «È una trasgressione liberatoria»
"Ah, Carmen! Ma Carmen adorée!"con il grido d'amore di don Josè cala il sipario sulla rappresentazione dell'opera di Bizet. Ma proprio mentre si smontano le scene, accade qualcosa di anomalo. Il palcoscenico invece di essere pervaso dalla quiete notturna, piano, piano si rianima: chi ha assistito allo spettacolo viene catturato dai fantasmi del dramma appena trascorso e, man mano, un gesto, una frase, uno sguardo li spinge ad immedesimarsi in ognuno dei personaggi, per puro caso ridando vita all'intensa storia di seduzione, d'amore e di morte fin quando il sipario non calerà definitivamente.
Così Amedeo Amodio rilegge uno dei classici del balletto che andrà in scena domani al Teatro Storchi alle 21. Ad impersonare la seducente gitana sarà l'étoile Eleonora Abbagnato. Non è la sua prima volta a Modena.
C'è un luogo della nostra città che ama particolarmente?
«Purtroppo non ho mai potuto visitarla con calma, ma il vostro bellissimo Duomo è uno di quei monumenti che non ti puoi dimenticare. Mi piace Modena e la fama che la circonda in campo musicale e non solo. Posso dire che nel poco tempo che ho avuto a disposizione, sono rimasta conquistata dalla cordialità e dall'affabilità dei modenesi». Roberto Bolle dice che non si priva di un bel piatto di tortellini, con tutte le calorie che spende.
Lei ama la nostra cucina o non sgarra mai?
«Amo la cucina in generale. Come non apprezzare le vostre delizie? La trasgressione in campo culinario, senza eccessi, è liberatoria. Quindi via libera a tavola per zampone e tortellini». In questo anno dell'Expo siamo diventati ufficialmente la "Ferrari & Pavarotti Land".
Ha conosciuto il maestro?
«È stato per me un grande rammarico non conoscerlo di persona perché ero, e sono, una sua grande ammiratrice».
E' stata nominata étoile alla fine di una Carmen. Cosa vuol dire per lei questo balletto?
«Quella serata rimarrà per sempre nella mia memoria e nel mio cuore, non solo per lo spettacolo in sé ma per il profondo legame che mi univa a Roland Petit che mi ha scoperta».
La Carmen di Petit e la Carmen di Amodio, quali sono le differenze interpretative che ha dovuto affrontare?
«Sono due visioni antitetiche del personaggio Carmen, entrambe impegnative e stimolanti per ragioni diverse, come del resto è giusto per un personaggio dalle molteplici sfaccettature: più realistica quella di Roland Petit, introspettiva, quasi cerebrale quella di Amodio. Una donna forte, libera di scegliere che sin dal primo incontro con Don Josè, conduce il gioco che si rivelerà mortale. Carmen è una creatura d'amore passionale: per lei un soldato perde il suo onore, un marito muore, un torero ribadisce il suo stato di divo seduttore, rifiutato e rivoluto. Per lei questa passione ha in serbo solo una morte violenta».
È diventata mamma per la seconda volta da pochi mesi di Gabriel. Sente che nel suo fisico è cambiato qualcosa? Emotivamente cosa le hanno donato queste gravidanze?
«È stata una grandissima gioia che mi ha regalato una consapevolezza nuova, difficile da descrivere. Vivo la vita con un'intensità prima sconosciuta».
Il suo nuovo impegno di direttore del Corpo di Ballo del Teatro dell'Opera di Roma la sottrarrà un po' al palcoscenico o continuerà a ballare?
«Nei limiti concessi dal mio ruolo, non abbandonerò il palcoscenico né in Italia, né in Francia o negli altri paesi».
Grazie ad alcuni talent la danza classica ha avuto nuovamente un posto in prima serata, ma tranne nei canali tematici, su quelli generalisti manca un programma dedicato. Non c'è più da secoli Maratona d'Estate per esempio, con la quale migliaia di bambine sono state invogliate ad iniziare un corso di classica: cosa suggerisce si possa fare in merito?
«Anche nella danza classica, come del resto in altre attività, l'interesse del pubblico è soggetto ad alti e bassi. Per quanto mi riguarda posso affermare che da alcuni anni ho notato un risveglio verso la danza, al quale, spero di aver contribuito anch'io».
La regia dello spettacolo prodotto da Daniele Cipriani è di Amedeo Amodio, le scenografie e i costumi di Luisa Spinatelli, mentre la musica di Bizet è adattata da Giuseppe Calì che ha voluto restare il più fedele possibile all'originale, mantenendo i brani delle suites già esistenti ed rielaborando le parti vocali nel modo più conforme possibile alla partitura dell'opera.
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