Ert, fine di un’epoca straordinaria
La splendida Suzannah ha concluso la stagione, si apre l’era del Teatro Nazionale
Con "Suzannah" di Jon Fosse, lo spettacolo di Thea Dellavalle e Irene Petris andato in scena al Teatro delle Passioni, si è chiusa giovedì sera la stagione di prosa modenese di Emilia Romagna Teatro. Concepito come una sorta di soliloquio moltiplicato per tre diverse età della vita, "Suzannah" vede in scena la moglie del drammaturgo Henrik Ibsen che, attendendo il marito e il figlio per festeggiare insieme a tavola il proprio compleanno, finisce per viaggiare a ritroso nella memoria, facendo riemergere sé stessa adolescente e poi giovane moglie. Le tre donne, con i differenti stati d’animo conseguenti ai diversi momenti in cui vivono, attendono assieme qualcuno che in realtà non arriva, con l'effetto di evidenziare la profonda solitudine della protagonista nella quale si incarna l'isolamento di ciascun essere umano. Giustamente essenziale nella costruzione e ben interpretato da Irene Petris, Bruna Rossi e Barbara Mazzi, lo spettacolo pare quasi un concerto da camera con tre soliste che si intrecciano, si inseguono, si sovrappongono allo scopo di dar forma a un ritratto intenso e convincente dell'esistenza al femminile. Un bello spettacolo, che ha concluso degnamente una stagione molto importante per Ert, perché segna la fine di un'epoca straordinaria e prelude ad un cambiamento epocale, per quanto riguarda il teatro sul nostro territorio, le cui conseguenze saranno tutte da valutare. È ormai noto, infatti, che Ert ha ottenuto il riconoscimento di Teatro Nazionale, in base alla recente riforma sulle istituzioni teatrali. Questo comporterà una radicale trasformazione sia sul piano organizzativo che dei programmi di Ert, visti i forti vincoli imposti dal ministero per quanto riguarda le produzioni e il numero di repliche degli spettacoli. Di sicuro, non sarà più possibile creare cartelloni sulla falsariga di quelli cui fin qui ci ha abituato - e in certa misura "viziato" - quella che potrebbe definirsi come "era Valenti". L'attuale direttore di Ert, in carica da una ventina d'anni, ci ha infatti abituato a cogliere, nelle programmazioni dei teatri, cui si aggiungono i festival "Vie", una esaustiva ricognizione dello stato dell'arte teatrale contemporanea in virtù delle fruttuose relazioni che da sempre caratterizzano la sua direzione e che hanno portato Modena al centro della vita teatrale italiana ed europea. Il timore è che i vincoli ministeriali possano costringere la direzione di Ert a modificare la filosofia complessiva della proposta culturale, rischiando di vanificare, in certa misura, quanto fin qui realizzato sul piano dell'offerta artistica, che si è invece dimostrata eccezionale negli ultimi decenni. Compresa la stagione appena conclusa, che ha visto sui palchi di Storchi e Passioni spettacoli straordinari o sempre, comunque, di grande rilevanza culturale, da capolavori "mondiali" come "Plan B" ad altri meno eclatanti ma ugualmente ragguardevoli come "I giocatori" di Enrico Ianniello. Uno sguardo ai temi di attualità ed uno ai problemi sempre eterni della vicenda umana ed i loro riflessi sull’arte teatrale contemporanea hanno rappresentato da sempre il leitmotiv della gestione Valenti, che ha portato a Modena quasi tutto ciò che di meglio, nella miriade di sfaccettature del teatro di prosa, sia stato prodotto nei teatri italiani, eccezion fatta per le opere inamovibili. Con un po’ di trepidazione siamo in attesa della presentazione della prossima stagione, la prima da Teatro Nazionale per Ert, che si terrà proprio domani al teatro Storchi.
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