Da materiali di rifiuto a nobiltà d'arte
In mostra i lavori di Massimo Baraldi, Silvia Pellizzi e Boccardi
Cosa ne facciamo degli oggetti, delle cose che non utilizziamo più? Ricorrente è la parola “riciclo” che ha un significato generico ma efficace, perché implica l'impegno di tutti di non disperdere i rifiuti nell'ambiente. Ma c'è pure un modo per riscattare creativamente dalla loro inutilità ciò che non serve più. Questa operazione viene fatta dall'artista o da un buon artigianato. E' quanto indica la mostra del modenese Massimo Baraldi e delle milanesi Silvia Pellizzi e Giovanna Boccardi del laboratorio “Farifa”, fino a domenica, al Consorzio Creativo. Un inno a elementi banali (tubi di ottone, manubrio di una bicicletta...), reperiti anche da rigattieri, costuiscono le opere, come lampade, di Baraldi per una “geografia della luce”, una fisicizzazione di un'idea, racconti (Baltimora, Elettra, Medievale, Labri di bicilette) che prendono il nome da eventi sentimentali e mentali. Anche le milanesi impiegano materiali dismessi portati utilità, a complemento di arredo per rinnovare gli spazi abitati.
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