Gazzetta di Modena

A Roccapelago si inaugura il Museo delle Mummie

di Michele Fuoco
A Roccapelago si inaugura il Museo delle Mummie

Esposti 12 dei 400 corpi trovati durante gli scavi del 2010 nella chiesa di S. Paolo I resti, risalenti ad una comunità dal ’500 al ’700, ordinati in tre sale e nella cripta

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PIEVEPELAGO. Eccezionale il ritrovamento di resti umani, avvenuto tra dicembre 2010 e marzo 2011, durante i lavori di ristrutturazione nella chiesa della Conversione di San Paolo a Roccapelago. La cripta si rivelò luogo di sepoltura di una intera comunità, dal XVI al XVIII secolo, con il rinvenimento di 400 corpi. Ma la sorpresa fu la scoperta di 62 mummie, con indumenti, sudari, monili, oggetti devozionali: tanto materiale di studio che, in questi anni, ha coinvolto archeologi, antropologi, biologici, esperti di tessuto, genetisti e patologi per fare luce sui modi di vivere (e di morire) di una piccola collettività dedita all’agricoltura e alla pastorizia. Tanto interesse nel 2012 ha portato alla mostra “Le Mummie di Roccapelago (XVI-XVIII sec.): vita e morte di una piccola comunità dell'Appennino modenese” curata dall'antropologo Giorgio Gruppioni dell'Università di Bologna e da Donato Labate, della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna, direttore degli scavi. Labate è, con Vania Milani e Thessy Schoenholzer Nichols, curatore del “Museo per le Mummie” che sarà inaugurato domani alle 10.30. Il Museo si compone di 12 corpi mummificati, posti sulla roccia della cripta, dove erano giacenti. Qui è una giovane donna con i resti di tre corpicini sul grembo, circondata da bambini. Grazie ad una vetrata, che costituisce il pavimento della chiesa, le mummie acquistano una differente visibilità non consentita dalle solite teche. Tre le sale dell'ex canonica che accolgono manufatti legati alle mummie e ad altri reperti. «La prima è dedicata - dice Labate - alla storia del complesso, cioè a ceramiche, manufatti domestici, intonaci dipinti che evidenziano le vicende della Rocca prima di essere trasformata in chiesa». Reperti devozionali (medaglie, rosari, crocifissi, immagini sacre e una rara lettera), oggetti per il decoro personale, si dividono la seconda sala con resti antropologici (ossa e denti) che rivelano le malattie degli abitanti, e reperti di carattere entomologico (larve e insetti), botanico e zoologico che hanno consentito studi capaci di indagare le caratteristiche genetiche e rapporti di parentela, uno anche con il sindaco di Pievepelago Corrado Ferroni che ha legami forti con la chiesa della Coversione, in cui è stato battezzato. Riservata agli indumenti è la terza sala: da quelli delle mummie ai reperti di difficile conservazione (calze, camicie, sudari). Il Museo (giugno, luglio e settembre, sabato e domenica 16-19; agosto tutti i giorni 10.30-12.30, 16-19; da ottobre a maggio, sabato 15-17)accoglie “un ritrovamento di assoluta rarità, di valenza internazionale, anche per i risultati scientifici che ha prodotto”. E non ha dubbi l'antropologa Vania Milani che «si tratta di un gruppo di affiliazione toscana, determinata dalle attività di transumanza». Si è indagato in varie direzioni per la conoscenza completa degli antichi abitanti di Roccapelago. E ciò grazie «al sostegno, con 400mila euro, della Fondazione Cassa di Risparmio che ha appoggiato - dice Stefania Cargioli - l'operazione sin dagli inizi». «Un piccolo aiuto - ricorda Laura Carlini - anche dall'Istituto Beni Culturali per il restauro di tessuti e abiti affidato ad una ditta di Albinea». Da segnalare che una parte dei tessuti è stata portata al Museo Civico di Modena, e che i resti umani non più oggetto di studi saranno deposti in una fossa comune. Tutti d'accordo che il Museo va inserito in un circuito per la valorizzazione dell'Appennino. E va sostenuto anche con iniziative collaterali, come ritiene Rachele Merola, dell'Associazione Pro Rocca.

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