Graziosi, l’arte al servizio degli affetti familiari
A Vignola e Savignano due mostre, la prima di pitture e sculture la seconda di litografie e acqueforti
Un amore viscerale per la propria terra, nella contemplazione ammirativa e partecipazione sentimentale alla laboriosa esistenza campestre, alle forme di vita semplice. Ciò costituisce per Giuseppe Graziosi (Savignano 1879 - Firenze 1942) una straordinaria esperienza che si fa arte e si edifica nella pittura, scultura e grafica. È una dimensione squisitamente individuale a sostenere la sua opera fondata, in particolare, sul “mondo degli affetti familiari” di cui offrono un ampio e significativo panorama le due mostre che sia inaugurano oggi alle 16 a Vignola nelle Sale della Meridiana e, alle 17.30, a Savignano nell'ex Biblioteca comunale. Un doppio appuntamento, curato dalla storica Francesca Petrucci e da Elisabetta Vespignani, nipote dell'artista che ha messo a disposizione opere importanti, come lo sono quelle dell'UnipolSai Assicurazioni, di cui dà conto un bel catalogo (Tipolitografia FG di Savignano). L'impegno è di tanti, come la Fondazione di Vignola per il sostegno finanziario, ma anche di associazioni, come il Gruppo “Mezzaluna-Mario Menabue”, Ponte Alto Graziosi di Savignano e l'Università Ginzburg di Vignola. E perché emerga, nelle sue differenti componenti umane e artistiche la figura di Graziosi, ecco i contributi, in catalogo, di Giorgio Pancaldi, Enrico Lenzi, Petrucci e Vairo Mongatti .
A Vignola il fulcro della sua produzione pittorica e scultorea, dei primi decenni del Novecento, che ci conduce a conoscere quell'intensa emozialità d'immagine che vivifica il ritratto della moglie Bianca, della figlia Rosetta nel giardino di Firenze, della balia, della bambinaia con Paolo (l'altro figlio), dell'autoritratto. È la poetica di una rappresentazione tenera, quasi romantica, di vita privata e intima, che diventa appassionata, anche per il linguaggio più vigoroso, nelle figure in cui pulsa il brivido dei loro gesti di tutti i giorni. Lievita nei suoi dipinti il realismo di azioni quotidiane, prive di accadimenti accezionali, che l'artista fissa nel contadino nell'aia, nella donna che al meriggio si appresta a stendere i panni al sole, e di sera è assorta nel lavoro di calza e cucito nella casa colonica illuminata da una lampada a petrolio. Il lavoro è la cifra distintiva di questi personaggi, in cui vengono identificati spesso i familiari di Graziosi: in campagna (l'aratura) in cortile, nella stalla, in casa davanti al focolare. Certezza fisiognomica espressiva recano, nelle sculture, la battitrice di grano, l'erbivendola, la boscaiola, la mungitrice, la guardiana dei porci, la piccola massaia, il bimbo con cane, l'automa (il vecchietto che batte la falce). E le figure prendono icasticamente rilievo nelle pettegole e nel litigio.
Gli stessi temi, di contatto vivo con il tenace mondo degli umili, si affermano nelle litografie e acqueforti esposte a Savignano (il carro di fieno, vendemmiatrice, contadina e porci, lavandaie sull'aia, la pigiatura dell'uva, ballo paesano, la polenta,...), dove il segno riassume e concretizza il senso di ogni scena. L'artista approda ad una cifra di narrazione che è un miracolo di equilibrio e di eleganza, anche nei quadri in cui risplende la natura (paesaggio giallo, casa paterna, frumento, nevicata), che non viene trasfigurata ma è resa lirica e “colorata” di elegia. Il che spiega il cordiale rapporto che ogni sua pittura, scultura e incisione riesce a stabilire con il visitatore. In tutte le opere (un centinaio) si fa luce un sorvegliato sentimento di nostalgia per la vita genuina, attiva nei luoghi di Savignano, che l'artista porta con sé, anche quando si trasferisce a Milano, Napoli, Firenze per insegnare all'Accademia. Le due mostre (ingresso libero) resteranno aperte fino al 2 agosto: sabato 16-18.30, domenica anche 10-12. Nei venerdì di luglio, dalle 20.30 alle 22.30.
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