Gazzetta di Modena

E l’arte si nutre di leggende

di Michele Fuoco
E l’arte si nutre di leggende

Al Centro Muratori Pivetti “riscopre” la mitica città di Kas

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MODENA. Il nostro Paese è talmente "penetrato" di antiche civiltà che ovunque si scavi emergono dei reperti. Ne bastano anche pochi per mettere in moto la fantasia e credere che un luogo sia stato abitato da un popolo capace di lasciare i segni della propria cultura. Così un reperto in terra cotta rinvenuto, 30 anni fa durante i lavori di scavo, in località le Marocche di Dro, in Trentino, investita 2000 anni fa da una immensa frana, ha fatto scattare in Franco Pivetti la fantasia dell'esistenza della mitica città di Kas. E tra gli enormi sassi, da cui la città sarebbe stata sommersa, l'artista trentino (vive e lavora a Tenno; nel 1984 gli viene affidato a Riva del Garda l'incarico di coordinatore del Consorzio Casa degli Artisti "G. Vittone"), originario di Cavezzo, ha proiettato il suo immaginario, inserendo figure mitiche, oggetti celati nel cuore della natura. L'operazione è puramente creativa, con racconti radicati nell'innocenza e religiosità di quelle terre. Pivetti si è recato nelle Marocche, ha fotografato particolari di quei paesaggi rocciosi e sulle immagini è intervenuto col segno a china bianca, di cui è maestro, per far rivivere figure del mondo antico cariche di elementi primitivi, esotici e simbolici. Creature leggendarie, reali e visionarie insieme, poeticizzate da episodi di ammirazione contemplativa per il paesaggio, l'universo (la luna). E' una elaborazione iconografica (la roccia delle speranza, del silenzio, dei gioccatori, i sassi del viandante, della natività...) intorno alla vita delle cose e dei personaggi, pure di metamorfosi, che dispiegano veli di mistero. Le nuove immagini sono state rifotografate ed esposte, fino al 21 giugno (16.30-19.30; chiusura: lunedì e martedì) al Centro Studi Muratori. E con le foto anche ceramiche decorative, argenti, incisioni all'acquaforte, pietre incise, disegni su cartoni, che rievocano la presenza della regina, amante di gioielli (orecchini, bracciali, ciondoli...). Un complesso mondo, anche fantastico, di cui l'artista pare avere la chiave per penetrarvi, ricostruendo scenari che parlano di una possibile civiltà remota, di esperienze persino mistiche di una collettività, di incarnazioni di differenti qualità umane, di figure quasi epiche ma pure di angoscia e di terrore, come indica il lucertone in pietra.

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