Belle Époque: a Modena l’Expo raccontato con le figurine
Nell'ambito del progetto di Ert (Emilia Romagna Teatro) "Carissimi Padri" sulla Grande Guerra un intervento di Paola Basile e Francesca Fontana (Museo della figurina e curatrice) sulla mostra allestita alla biblioteca Poletti. È del 1867 la prima serie pubblicitaria realizzata dal litografo parigino Bognard. Pezzi rari in mostra anche nel centro di Modena
MODENA. Tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX viene a crearsi un felice connubio tra il mondo delle Esposizioni Universali e quello delle figurine: queste ultime, nate come mezzo di diffusione pubblicitaria, sono infatti databili con precisione a partire dal 1867, quando il litografo parigino Bognard pubblica una serie dedicata all'Esposizione Universale di Parigi di quell'anno.
Per evidenziare questo legame, in occasione di Expo 2015 il Museo della Figurina ha organizzato un allestimento che sarà visibile fino al 31 ottobre nel centro di Modena: più di 80 ingrandimenti tratti dalle collezioni del Museo e dedicate alle Esposizioni Universali arredano i Portici del Collegio, di Piazza Roma, del Comune tra Piazzetta delle Ova e Piazza Torre. Le figurine originali sono esposte nella mostra “Fantasmagoriche Expo 1851-1900. Architetture effimere e architetture simboliche al tempo delle Esposizioni Universali” presso la Biblioteca civica d'arte Luigi Poletti di Modena fino al 1 agosto.
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Figurine ed Esposizioni nascono entrambe dalla necessità di promuovere i nuovi prodotti dell'industria, le prime attraverso immagini di facile diffusione, le altre mediante apparati scenografici e architetture spettacolari. Il legame tra i piccoli cartoncini pubblicitari e le imponenti strutture delle Esposizioni prosegue, e si intensifica, anche durante le manifestazioni parigine che si svolgono in piena Belle Époque, incentrate sui moderni miti della scienza e della tecnica: ecco allora che nell'Exposition Universelle del 1889, commemorazione del centenario della Rivoluzione francese, trionfano il ferro e l'ingegneria, la cui sintesi più riuscita è rappresentata dalla grandiosa Galleria delle macchine e dall'imponente torre progettata da Monsieur Eiffel, fin da subito elevata ad emblema della città. Le figurine la ripropongono da varie angolature, così come raffigurano il Palazzo delle Industrie, i padiglioni delle varie nazioni e la curiosa sezione che si sviluppa lungo la Senna dedicata alla storia dell'abitazione umana, curata da Charles Garnier; chi non ha la possibilità di recarsi personalmente a passeggio tra le vie di Parigi può sempre rigirarsi tra le mani i cartoncini stampati dalle varie litografie per conto di ditte e grandi magazzini e lasciarsi trasportare in Congo e in Cocincina, ammirare pagode cinesi e strade del Cairo, ritrovarsi di fronte alle capanne di un villaggio lappone, tra le antiche abitazioni dei Galli e dei Germani, in una casa medievale o all'interno dei rifugi rocciosi di epoca preistorica. La manifestazione del 1889 è anche il tripudio dell'illuminazione elettrica che, oltre ad accrescere la spettacolarità dell'evento, consente la visita alle strutture dopo il tramonto.
L'Esposizione del 1900 si propone, come annuncia il motto scelto per l'occasione, di rappresentare “il bilancio di un secolo” e di aprire gloriosamente la nuova era. La portata dell'iniziativa è senza eguali, con un'estensione di oltre un milione di metri quadrati e più di cinquanta milioni di visitatori; la cerimonia inaugurale si svolge nella sala delle feste, il cui sfarzo è ravvisabile in una figurina realizzata dalla ditta di tapioca Perles du Japon. La prospettiva della capitale francese continua ad essere dominata dalla torre in ferro costruita undici anni prima, ma non mancano nuove strutture di grande attrattiva: le figurine della ditta di cioccolato Suchard ricordano, tra le altre, il grande Globo celeste, in cui i visitatori possono ammirare le orbite dei pianeti, e il Panorama del tour del mondo, un edificio bizzarro che mescola architetture moresche, indù e giapponesi.
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Una delle principali attrazioni di quell'anno è il Palazzo dell'elettricità, progettato da Eugène Hénard, la cui facciata è costituita da un enorme serbatoio d'acqua; nel palazzo viene prodotta l'energia per alimentare tutti gli altri padiglioni. In una serie di figurine realizzata dai grandi magazzini Au Bon Marché, il Palazzo viene raffigurato in notturna, sfavillante di luci, con la statua del Genio dell'elettricità dominante sulla sommità; un altro notturno della stessa serie immortala la stravagante Porta Binet, che accoglie i visitatori in Place de la Concorde in un trionfo di luminarie e di ceramiche colorate. Accanto a tali celebrazioni del progresso tecnico, un bollo chiudilettera mostra la Vecchia Parigi affacciata sulle rive della Senna, ricostruzione di una città medievale.
Le figurine legate all'Esposizione non si limitano alla riproduzione della realtà, ma, simbolicamente in occasione dell'inizio del nuovo secolo, interpretano con fantasia la fiducia nel progresso e nelle nuove tecnologie attraverso serie dedicate al futuro che mostrano il grado di evoluzione raggiunto dalla società nell'anno 2000.
(* Paola Basile è la direttrice del Museo della Figurina di Modena; Francesca Fontana è la curatrice della mostra “Fantasmagoriche Expo 1851-1900. Architetture effimere e architetture simboliche al tempo delle Esposizioni Universali” allestita presso la biblioteca Poletti).
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