Gazzetta di Modena

Padre Bianchi sul cibo: «Un ponte tra le culture»

di Chiara Bazzani
Padre Bianchi sul cibo: «Un ponte tra le culture»

Il priore della comunità di Bose ai Giardini Ducali per una lectio magistralis nell’ambito di Expo

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MODENA. “Dacci oggi il nostro pane quotidiano” è stato il titolo della conferenza che Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose, ha tenuto ai Giardini Pubblici venerdì sera, nell'ambito della rassegna “I Giardini del Gusto”. La lectio magistralis di Bianchi verteva sul cibo e sulla sapienza che da esso può derivare, e partendo dal “pane quotidiano” invocato nella preghiera a Dio, ha rivolto lo sguardo all'intera umanità, in un'esortazione alla tolleranza reciproca fra culture, al rispetto della Terra e dell'importanza del saper ritrovare una dimensione di misura contro gli eccessi e lo sfruttamento indiscriminato che ne viene fatto. Il cibo necessario alla vita, raccolto preparato e consumato assieme in famiglia, nella comunità, è metafora di inclusione, di senso di appartenenza a un consorzio collettivo ed è trasmissione di valori condivisi. «Il pane è certamente un metafora del nutrimento e anche una metafora di andare al di là del nutrimento materiale - ha esordito Bianchi - quando diciamo nutrimento per l'uomo si tratta innanzi tutto di qualcosa che viene dato, donato da altri. Il cibo è un bisogno fondamentale dell'organismo, ma è anche molto più del nutrimento. Assumere il cibo diventa il gesto sociale per eccellenza, di relazione, di scambio, di comunione. Mangiare è molto più che nutrirsi. L'arte della sapienza è simboleggiata dall'arte del mangiare e del bere». Bianchi ha dunque posto l'accento sul valore del cibo inteso come nutrimento, ma anche sul suo valore simbolico per cui è arrivato a rivestire un carattere sacro, appunto nei sacrifici, in cui il cibo donato alla divinità veniva poi consumato dalla comunità. «La prima parola di Dio agli uomini, è stata: ecco io vi do ogni erba che produce seme che è sulla terra - ha ricordato Bianchi - Tutti frutti della Terra sono donati all'uomo, ma il seme non è destinato solo ad essere mangiato con il frutto ma è un seme da cui l'uomo può ottenere ancora i frutti». Dunque noi dobbiamo coltivare la terra, cultura è coltivare. «Qui si avverte la presenza di un comandamento, che dice: ama la terra come te stesso, perché non basta dire ama il tuo prossimo come te stesso, perché il tuo prossimo condivide con te la terra». Bianchi ha poi continuando sottolineando la relazione tre l'uomo e le altre culture «Noi possiamo usare il cibo come cosa solo da consumare, possiamo farne un idolo in una dimensione di soddisfazione di bisogni individuali che ci porta alla bulimia, ma possiamo considerarlo anche come qualcosa che appartiene alla nostra cultura e trasformare il pasto in una condivisione con gli altri». «”Omnia sunt communia”, dicevano i Padri della Chiesa, cioè le cose sono comuni a tutti e dunque tutti hanno diritto di partecipare alla tavola del mondo». Il Priore ha concluso esortando a imparare a gustare il cibo e le bevande con tutti i sensi, anche l'udito. Cin Cin!

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