Gazzetta di Modena

De Crescenzo: la mia musica racconta l’essenza dell’uomo

di Nicola Calicchio
De Crescenzo: la mia musica racconta l’essenza dell’uomo

«È un linguaggio - spiega il cantautore - che fa comunicare chi suona e chi ascolta Ritorno al jazz come essenza. E ritorno alla fisarmonica, il principio del mio tutto»

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MODENA. Secondo appuntamento con la rassegna “Jazz, Fusion e Canzone d'Autore” ai Giardini ducali dove, alle 21.30 di domani, arriva Eduardo De Crescenzo Band con special guest Enrico Rava. Chi non ha acquistato i biglietti in prevendita lo può fare direttamente oggi prima dello spettacolo.

Accompagnato dalla sua ormai collaudata formazione composta da Enzo Pietropaoli, Marcello Di Leonardo, Stefano Sabatini, Daniele Scannapieco e Lamberto Curtoni, l’interprete di “Ancora” ospita sul palco il trombettista Enrico Rava e insieme danno vita all’Essenze Jazz Festival che prende il nome dall’ultimo lavoro del cantautore. I grandi classici del repertorio di De Crescenzo come “Dove c’è il mare”, “Dalle radici”, “Il racconto della sera” che hanno fatto riflettere e sognare intere generazioni vengono in questo album rivisitate in chiave jazz lasciando però inalterata la loro essenza.

Eduardo, con “Essenze Jazz” riscopri un genere musicale a te molto caro.

«No, io non vivo la musica come “genere”. Nella mia espressività mi sono sempre servito di tutte le scale e le sfumature che ho avuto la possibilità di incontrare. Sentivo piuttosto la necessità di tornare “all'essenza”, di liberare il suono da ogni superfluo orpello. Volevo anche dare più spazio alla composizione estemporanea perché è l'aspetto che più mi emoziona e mi gratifica sul palco. Sono aspetti fondamentali questi anche nel jazz canonico ecco perché ho voluto questo format, essenze jazz».

C'è un ritorno di fiamma anche per uno strumento come la fisarmonica.

«La fisarmonica è arrivata nella mia vita quando avevo solo tre anni e la suonavo “a orecchio”, a cinque anni iniziai gli studi di musica classica e debuttai come enfant prodige al Teatro Argentina di Roma. Per me è come se fosse un braccio, una gamba ... c'è sempre stata. Solo all'inizio degli anni '80 i discografici mi chiedevano di non suonarla in pubblico perché la ritenevano uno strumento desueto. Nell'89, con l'album “C'è il sole” la ripresi definitivamente. Tutta la mia musica nasce da lì».

È vero che con la tua musica hai cercato di sostenere situazioni di disagio?

«C'è un momento in cui ti rendi conto che tutto quello che hai fatto affonda le sue radici in un mondo, in un territorio, in una comunità. Allora senti il dovere di usare la tua voce non solo per te stesso. Sono nato in un quartiere popolare a ridosso della stazione centrale di Napoli.  A quel quartiere ho sentito di dover restituire delle cose, tutte le mie canzoni parlano di loro».

Come vedi la musica pop oggi in Italia?

«Piatta, patinata, noiosa. Purtroppo da molti anni si continua a riprodurre e a imitare  la musica che abbiamo creato tra gli anni '60 e gli anni '90. Per noi il pop non era un genere, era la possibilità  di innovare. Essere originale era un imperativo  a cui nessuno di noi poteva rinunciare».

Da molti vieni considerato poeta e musicista dell'anima.

«Tutti i musicisti sono poeti dell'anima. Poi ci sono i “suonatori”».

È sufficiente una canzone per creare emozioni?

«No. Una canzone non crea emozioni, le riproduce. L'emozione per l'artista si è creata altrove, nella vita vera. Anche per il pubblico che ascolta è così. L'artista può essere capace di evocare, di farti ricordare ma quello che stai provando lo hai imparato in un altro giorno della tua vita».

Al tuo fianco a Modena ci saranno musicisti d'eccezione, tra cui Enrico Rava.

«Questo progetto mi piace molto. Ogni sera sul palco, mentre sono in concerto posso ascoltare il concerto dei musicisti che stanno interagendo con me. Un dialogo intenso, libero, ricco di dettagli, di curiosità,  di esperienze. La musica in fondo è solo una lingua che si serve di misure, di battute, di suoni per raccontare l'essenza degli uomini, di chi sta suonando e di chi sta ascoltando».        

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