Il vero cibo dell’anima
A Arte Ekyp i lavori, legati al “soul food”, di cinque artisti
MODENA. Al “Soul Food” è legata la mostra, fino al 10 settembre, alla galleria Art Ekyp, in via Torre 65, che impegna cinque giovani artisti modenesi. Possibili i richiami, almeno nel titolo della rassegna, alla cucina che la comunità afro-americana ha praticato verso la metà degli anni sessanta negli Stati Uniti. Un “cibo dell'anima” che trovava consonanza con la cultura di quella gente che coniugava il termine “soul” soprattutto con la musica. Ma la mostra nello spazio espositivo del centro storico porta il “Soul Food” a differenti declinazioni attraverso le opere pittoriche, talvolta sostenuta dall'immagine fotografica o da materiali diversi, di Ernesto Ubertiello, Ersilia Sarrecchia, Federica Poletti e Arnaldo Vignali, e la scultura di Grazia Sarcina. E proprio Ubertiello, pugliese, formatosi al Liceo Artistico e all'Accademia di Bologna, vive a Baggiovara, connota, nella sazietà di colori, le arance di compiacimenti narcisistici, di risorse intime, di malizia erotica. Una energia vitale assunta nelle forme fisiche del frutto e nelle variazioni cromatiche che imitano gli effetti del sole. Accarezzano l'idea della fecondazione, nascita e bellezza della vita, le brillanti immagini che la Sarrecchia (studi all'Accademia di Roma) crea nella commistione di fotografia, smalti e e acidi. Negli splendidi fiori, nelle api (in acciaio) si fa strada il concetto di impollinazione, riproduttività, fertilità umana e della natura, con partecipazione intima dell'artista. E' celebrazione di ciò che la natura offre con alimenti (pesci) anche di disgusto, come insetti e e molluschi che la Poletti (formazione all'Accademia di Bologna) attinge da internet. Immagini fotografiche, grafiche e pittoriche che assecondano il sentimento amoroso dell'artista per una visione romantica della cucina povera. Implicazioni culturali, tra cinema e letteratura, recano le opere di Vignali con richiami, nella donna che legge il Corano, al film di Pasolini "Il fiore di mille e una notte" e, nella figura del cannibale, a "Il silenzio degli innocenti" di Demme. Racconti di recuperi memoriali con la tecnica della tempera su cotone naturale. Carattere di meraviglia assumono le terrecotte colorate della Sarcina (studi all'Accademia e al Dams di Bologna, vive a Savignano) che raffigura bambine, con notazioni di grazia e di disincanto, che recano in mano uva e ciliegie.
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