Carnera: da Modena il suono post-rock come rivoluzione “clandestina”
Da una costola dei Siegfried, arriva un gruppo post-punk elettronico modenese che non si rassegna alla corsa al “successo” immediato e punta sulla ricerca di un suono tanto rivoluzionario quanto sotterraneo: per la presentazione del primo cd, "Strategia della tensione", un concerto nell'atelier dello scultore Fabrizio Loschi
MODENA. Ci sono gruppi rock che non si rassegnano alla corsa al “successo”, alla rotazione nelle radio o a qualche concerto, ma provano altre vie che magari sono vecchie di cinquant’anni eppure sempre valide. I Carnera, gruppo post-punk modenese nato nel 2011 da una costola dei Siegfried, hanno presentato “Strategia Della Tensione”, l’album di debutto, con un concerto underground: hanno scelto lo studio a Castelfranco dello scultore Fabrizio Loschi.
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Davanti a un gruppo di fan, appassionati di rock di ricerca e di amici, con la loro performance hanno fatto conoscere questo lavoro - sofisticato e d’avanguardia ma per niente noioso o scontato - che avrà una versione su cd attraverso l’etichetta Old Europa Café (con quattro bonus track in più rispetto al free download).
L’atmosfera è stata elettrizzante. Il loro suono, però, resta difficile da etichettare proprio per il suo carattere di frontiera: tanta elettronica, voce, chitarra, batteria e un sound designer, Yvan Battaglia, già titolare del progetto Les Champs Magnetiques.
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Il gruppo è formato da Giovanni “Leo” Leonardi (voce, chitarra acustica, vintage synth), Fabrizio “Fofy” Forghieri (chitarra), Yari Ugolini (batteria), più Yvan Battaglia.
Nati a Sassuolo, i Siegfried avevano riscosso successo negli ambienti rock emiliani, creandosi un gruppo di aficionados che li seguiva anche in concerti in altre regioni italiane. Dal 2010 è nato, da tre dei cinque membri dei Siegfried, un gruppo nuovo con ambizioni più spinte: Carnera è il loro progetto musicale di post-industrial/elettronico con un lavoro di progettazione visuale affidato a Sinone Poletti, autore di “Dinamo Innesco Rivoluzione”.
L’obiettivo del gruppo, come si vede anche da questi esordi, è di coinvolgere il più possibile le energie creative modenesi ed emiliane per riavvicinare la musica a un’idea di arte. Così si presentano nel loro sito: «Il manifesto dei Carnera è volto a scuotere le fondamenta stesse di ogni etichettatura e servilismo musicale, creando un nuovo stilema sonoro identificato come “Elettromeccanica Italica” che mescola industrial, marzialismi, ambient ed elettronica ispirata. Il messaggio rivoluzionario è volto a rivalutare la bellezza nella vita di tutti, sia in musica che in ogni frangente dell’arte, dettame che va inculcato con ogni mezzo nelle masse, basando l’identità di questa creatura su un dualismo popolar-autarchico di forte impatto».
Per questo la loro musica è una impressionante unione di suoni e rumori che vengono dalla sperimentazione degli anni Settanta “concreta”, stile kraut-rock, fino alle esperienze post-punk. Un filo di ricerca in realtà mai interrotto ma che ora ritorna visibile in cerca di una sua vita artistica lontana dalla smania di un consenso immediato.
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