Lo specchio di Parmiggiani
Alla Biennale di Venezia una personale nel Padiglione Italia
MODENA. Una stanza personale per ognuno dei 15 artisti selezionati per il Padiglione Italia, a cura di Vincenzo Trione, alla 56esima Biennale di Venezia, aperta fino al 22 novembre. E tra i prescelti anche Claudio Parmiggiani, reggiano di nascita (Luzzara, 1943), ma modenese di formazione per aver studiato all'Istituto Venturi. Forti i legami con Modena, dove vive il figlio Mattia, noto architetto, e si sono svolte le sue prime esperienze creative, in un filone d'avanguardia, tanto che la sua casa, diventata una sorta di laboratorio, accoglieva la Galleria Alpha, diretta anche da Carlo Cremaschi. Una “maison poétique” la chiamava il poeta Adriano Spatola, dove frequenti erano gli incontri con artisti e uomini di cultura (Kounellis, Calzolari, Diacono), senza dimenticare che Parmiggiani è stato, con Mario Molinari e Spatola, tra i protagonisti, durante l'estate del 1967 e 1968 a Fiumalbo, della contestata manifestazione “Parole sui muri”. L'artista ha sempre mantenuto viva la ricerca del nuovo che non nega il valore dell'esperienza e della storia. Il visitatore è portato ad una analisi delle installazioni di Parmiggiani che integrano il passato e il presente, oggetti di natura differente in una configurazione di diverse esistenze. Accade anche nell'installazione alla Biennale, fatta di un'ancora che ha mandato in frantumi una parete di cristallo, i cui frammenti sono sparsi per terra. Un'opera irrelata alla problematicità dell'odierna condizione culturale ed esistenziale, con richiami al mare, al sogno di possibili approdi, di gioia e di felicità spesso infrante, a dolorose vicende di solidarietà forzatamente generiche. La ricerca di Parmiggiani viene considerata “isolata”, anche se non mancano echi di arte povera e concettuale. E tutti gli artisti partecipanti tendono a far emergere il “Codice Italia” che dà il nome al Padiglione Italia, all'Arsenale, «delineando - sostiene il curatore Trione - i contorni di quello che, al di là di tante oscillazioni, rimane il fondamento del “codice genetico” del nostro stile». Uno stile che ben caratterizza le opere di Alis/Filliol (Andrea Respino e Davide Gennarino, artisticamente insieme dal 2007), Andrea Aquilanti, Francesco Barocco, Vanessa Beecroft, Antonio Biasiucci, Giuseppe Caccavale, Paolo Gioli, Jannis Kounellis, Nino Longobardi, Marzia Migliora. Luca Monterastelli, Mimo Paladino, Nicola Samorì e Aldo Tambellini.
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