Gazzetta di Modena

 

Le scandalose mostre di Modena che in passato nessuno ha voluto vedere

Michele Fuoco
Le scandalose mostre di Modena che in passato nessuno ha voluto vedere

 Perché scandalizzarsi della somma di denaro, cioè dei 550mila euro spesi per la mostra “Il manichino della storia”, che si terrà dal 18 settembre al 31 gennaio 2016 nelle sale del...

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MODENA. Perché scandalizzarsi della somma di denaro, cioè dei 550mila euro spesi per la mostra “Il manichino della storia”, che si terrà dal 18 settembre al 31 gennaio 2016 nelle sale del Mata (ex Manifattura Tabacchi)?

Si grida allo scandalo perché l'esposizione, voluta dallo chef Massimo Bottura e dal gallerista Emilio Mazzoli e organizzata dalla Galleria Civica (alquanto “defilata” per questa iniziativa), costa troppo e si danno 48 mila euro all'americano Richard Milazzo che ne cura il catalogo affidato, per la pubblicazione, a Franco Cosimo Panini Editore.

La polemica divampa da tempo e diventa sempre più aspra. Si parla di accordi ambigui e ognuno è alla ricerca di nuovi ingredienti che sembrano talvolta addirittura banali. E c'è chi pensa di tirare fuori persino il pungiglione che, a dire il vero, mi sembra alquanto innocuo, tanto da pensare che se l'ape regina disponesse di un pungiglione di tale fattura potrebbe morire, per la felicità delle possibili vittime, anche di inedia.

Ma ciò che più risulta irritante è il tono moralmente deprecatorio mai usato in altre circostanze. C'è da chiedersi se gli attuali benpensanti, impegnati in “edificanti” sermoni quotidiani, abbiano partecipato, negli anni passati, alla vita culturale della città. È possibile che non si siano mai accorti delle ingenti quantità di denaro impiegate per certe rassegne d'arte.

Rarissime, quasi nulle, le voci contro i 560mila euro spesi, nel 2006, per la mostra, pur necessaria (perché l'artista la meritava), di Gino Covili al Foro Boario. Le opere provenivano in buona parte da Pavullo, dalla collezione di famiglia e il catalogo non era di sicuro una pubblicazione monumentale. Allora non si è pensato a spese, tanto che Vittorio Sgarbi, che stimo molto, ha incassato13mila euro per intrattenere, in un pomeriggio, i visitatori della mostra sul significato e valore della pittura dell'artista pavullese. E nel 2006, con Angela Vettese alla direzione della Galleria Civica, a Milovan Farronato andavano 15.695 euro per curare la mostra, a Palazzo S. Margherita, di video di Runa Islam, del Bangladesh, e dell'installazione dello sloveno Tobias Putrih.

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Il giovane critico, di cui forse veniva apprezzato il “look” con una matita infilata in una sorta di folta chioma a toupet, poteva assicurarsi 7.184 euro per spiegare in un testo come una donna, la tedesca Katharina Grosse, riuscisse a far sgoccialare il pennello (ma chi lo aveva messo mai in dubbio!), per un mese nel 2008 (costo complessivo 113.765 euro), sulle pareti della Palazzina dei Giardini che veniva poi ripulita di tutte le pitture durante l'intervento di restauro.

L'elenco potrebbe continuare... E la Gazzetta non si è sottratta a dare, nel tempo, la necessaria informazione. Perché ora ci si indigna per il compenso al critico Milazzo per questa rassegna internazionale, con 48 artisti di 10 paesi, tra cui Basquiat, Kiefer, Schnabel, Longo, Webster, Chen Zhen e gli italiani De Dominicis, Schifano, Boetti, Paladino, Chia, Clemente, Cucchi e il “nostro” Franco Vaccari... ?

Nessun confronto è possibile tra questa mostra, come vogliono far credere, simile ad una “copia”, i moralisti dell'ultima ora, e quelle di nomi soprattutto italiani proposte, nel 1997 e 1998, dalla Galleria Civica quando era direttore Walter Guadagnini. Certo, non si può negare che numerosi artisti sono passati per la Galleria Mazzoli e che le opere realizzate negli ultimi 30 anni soprattutto in ambito newyorchese fanno parte di collezioni private del territorio. Ma c'è poco da imprecare, da cincischiare, da portare la polemica agli estremi, perché tutte le esposizioni d'arte, compresa la Biennale di Venezia, hanno fatto ricorso alle collaborazioni di gallerie che prestano o hanno venduto opere importanti. E non occorre andare lontano. Lo si può verificare attraverso i cataloghi della mostre alla Galleria Civica, non tralasciando poveristi e contettuali che dagli anni Ottanta hanno invaso gli spazi pubblici della città.

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