Una “avventura” di grande rilievo che va sostenuta
La “promozione” di Emilia Romagna Teatro a teatro Nazionale ha, di fatto, costretto l'ente modenese ad incrementare la propria vocazione laboratoriale, avendolo riconfigurato come ente principalmente...
La “promozione” di Emilia Romagna Teatro a teatro Nazionale ha, di fatto, costretto l'ente modenese ad incrementare la propria vocazione laboratoriale, avendolo riconfigurato come ente principalmente di produzione. Le conseguenze sono che sarà di produzione Ert oltre un terzo degli spettacoli quest'anno in cartellone allo Storchi, e addirittura la quasi totalità di quelli in programma al Teatro delle Passioni, dove, infatti, sono previste solo un paio di ospitalità, l'“Edipo Re” di Archivio Zeta e il “Vangelo di Marco” di Sandro Veronesi, escludendo, ovviamente, dal conteggio il Festival “Vie”, tornato quest'anno all'originaria collocazione autunnale. Di per sé, soprassedendo su ciò che potrebbe significare, in prospettiva, come sforzo finanziario, la cosa potrebbe apparire solo positiva, giacché Ert negli anni ha sistematicamente confermato l'alta qualità dei propri spettacoli, molti dei quali divenuti successi internazionali, e anche quando non sono parsi capolavori si sono proposti come fonte di riflessione, interessanti punti di vista, mai insignificanti. Però, una peculiarità del Teatro delle Passioni è sempre stata quella di essere uno dei palcoscenici più importanti per il teatro di ricerca italiano, tappa obbligata per compagnie affermate ma pure occasione straordinaria per artisti giovani od emergenti, che a questo punto lo hanno smarrito come punto di riferimento, così come Modena rischia di perdere la fondamentale linfa costituita dal loro passaggio. Non sarà questo l'aspetto peggiore della riforma ministeriale, ma in tal modo viene cancellata di fatto un'eccellenza modenese ultratrentennale. Ert ha ovviato con un progetto di altissimo respiro, che fa del cartellone di questa stagione delle Passioni uno dei migliori degli ultimi anni, ma è ovvio che mancherà qualcosa. Per il resto, non possiamo che ribadire quanto scritto a maggio, in occasione dell'anticipazione di quelli che sarebbero stati gli spettacoli in abbonamento dello Storchi: il nostro teatro stabile ancora una volta sta confermando la qualità del proprio progetto culturale che non si limita ad un elenco di spettacoli, bensì ne persegue l'eccellenza accostandovi un disegno di coinvolgimento del territorio, di formazione del pubblico alla pari di quello degli artisti, non rinunciando ad investigare su sempre nuove forme di espressione teatrale, come dimostra il “Faust” affidato ad Anna Peschke e realizzato assieme all'Opera Nazionale di Pechino. Come ha sottolineato Pietro Valenti, alle Passioni non è previsto uno spettacolo che assomigli ad un altro, e proprio la varietà delle proposte caratterizzerà la stagione, del teatro di viale Sigonio come dello Storchi. L'augurio è che il territorio modenese, le sue istituzioni non facciano mai mancare il sostegno fin qui dimostrato ad una rilevantissima avventura culturale.
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