Gazzetta di Modena

Un lungo lavoro fatto di qualità e determinazione

di Andrea Marcheselli

Berto Gavioli ha sottolineato quanto la forza di un teatro come il Michelangelo provenga innanzi tutto dalla risposta del pubblico, che a lui in tanti anni non è venuta mai a mancare. Effettivamente,...

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Berto Gavioli ha sottolineato quanto la forza di un teatro come il Michelangelo provenga innanzi tutto dalla risposta del pubblico, che a lui in tanti anni non è venuta mai a mancare. Effettivamente, l'attività della sala di via Giardini intercetta le richieste di una platea numerosa, a Modena, che fra l'altro Gavioli ha in certo senso “plasmato” nel tempo. Come abbiamo già altre volte ricordato, il Michelangelo si affermò negli anni Novanta come palcoscenico per esibizioni soprattutto di comici che trovavano nella televisione il fondamentale trampolino di lancio; poco alla volta, ha però cominciato a differenziare la propria proposta, inserendo sempre più spettacoli convenzionalmente “teatrali”, per cui hanno iniziato ad alternarsi in cartellone anche i maggiori interpreti di una prosa “leggera” ma non per questo di minor qualità rispetto alla drammaturgia più classica. Ai recital comici si sono succeduti, nel tempo, rifacimenti italiani di successi di Broadway o del West End londinese ma anche spettacoli della commedia classica assieme alle prove migliori di giovani artisti italiani in attesa del vero successo, come dimostrano la fiducia e l'entusiasmo con cui Gavioli ospitava gli ancor giovani Vincenzo Salemme o Francesco Paolantoni. Il cartellone di questa stagione non è che la naturale prosecuzione di un lungo lavoro portato avanti sin qui, la cui importanza, sul territorio, è stata rimarcata anche dagli assessori Cavazza e Mezzetti. Ovviamente, la programmazione non può non risentire dei chiari di luna del mondo dello spettacolo, e se, rispetto ad altre stagioni, oggi riscontriamo un po' meno coraggio nelle proposte è perché gli artisti possono rischiare sempre meno, vista la scomparsa quasi totale delle antiche forme di paracadute offerte a livello ministeriale. Gavioli, tuttavia, da un po' di tempo rilancia ampliando gli orizzonti e differenziando sempre più, aumentando gli spettacoli di balletto e aggiungendo alla lirica corali classiche e musica barocca. In altri termini, o, meglio, in altre città, il Michelangelo assolverebbe quasi interamente la richiesta del pubblico teatrale. A Modena no, giacché il teatro, sia di prosa che musicale, trova qui uno spazio davvero notevole grazie ad una secolare tradizione ma soprattutto, a nostra parere, in virtù della capacità di gestione e della lungimiranza culturale dei responsabili delle istituzioni teatrali modenesi da molti anni a questa parte. Berto Gavioli in questo contesto si è ritagliato un ruolo significativo che giustamente sia il pubblico che le istituzioni gli riconoscono ormai pienamente. Queste ultime, magari, sono arrivate un po' dopo il primo; ma è una dinamica in fondo abbastanza naturale, come lo stesso Gavioli ha certamente compreso in tutti questi anni.

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