Gazzetta di Modena

La vita straordinaria di don Ruspa tra carità e Formula 1

La vita straordinaria di don Ruspa tra carità e Formula 1

Nel libro di De Agostini la storia del prete da corsa Amico di Ferrari, finì a processo per una demolizione

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MODENA. Ha raccontato vita, morte e miracoli dei più grandi personaggi della storia dell’automobilismo. Tazio Nuvolari e Gilles Villeneuve, partendo dai suoi preferiti, Enzo Ferrari, Luigi Musso, Omobono Tenni, Bernd Rosemeyer e tanti altri, indagando gli aspetti intimi e umani di chi correva a 300 all’ora. Ne è nata una collana, Vite da corsa, per la Giorgio Nada editore.

L’ultimo libro dello scrittore Cesare De Agostini resta con due ruote sulla pista e con le altre finisce sul prato della canonica. Non una qualsiasi, ma quella di don Sergio Mantovani, ex parroco di Santa Caterina, il cappellano della Formula 1, più noto con l’appellativo don Ruspa. Un don Camillo modenese, tutto cuore e passione per i motori, con il piede pesante. “Non sono ancora morto!”. Questa la sua prima reazione alla proposta di radunare le sue memorie e pubblicarle. “Semmai - continuò - il libro sulla mia vita lo farete voi, dopo. Ma se mi darete meriti che non ho, dall’aldilà verrò a bacchettarvi”. Per mesi il parroco della formula uno - racconta l’autore - non riuscì a superare la ritrosia per la pubblicità e fu preda di un sottile ma persistente timore.

“Diranno che ho voluto darmi importanza”. Cedette solo quando gli fecero presente che la passione per i Gran premi e per i loro campioni in nessun modo avrebbe messo in ombra o trascurato il suo essere sacerdote, oltre che missionario in un mondo molto vicino al volante ma non sempre a Dio. Alle confessioni e alle messe, ai battesimi e ai matrimoni, affiancò la Casa della gioia e del sole per anziani e una palestra intitolata al campione Elio De Angelis. Ma anche una scuola materna e un’ara-ricordo, entrambe dedicate a tutti i piloti vittime di quella passione alla quale non avevano potuto resistere. Quando in Sardegna venne sequestrato Giulio De Angelis, padre di Elio, si offrì come ostaggio-mediatore, mettendo a rischio la vita, con assoluta tranquillità di mente e di cuore. Ma perché è conosciuto con l’appellativo don Ruspa?

Nella sua parrocchia, sorgeva una chiesetta-oratorio cadente e pericolosa. Domandò aiuto a tutti, ma i novecento milioni di lire per il restauro rappresentavano una cifra irraggiungibile. Allora ricorse a una ruspa che la rase al suolo. Ma quel rudere risaliva al ’700 ed era vincolato dalla Sovrintenza. Lo denunciarono, subì un processo e fu assolto per aver “agito in stato di necessità”. Da allora è conosciuto come don Ruspa, nome che non sottintende alcuna diminuzione o mancanza di riguardo.

Ma che, al contrario, provoca simpatia, stima, affetto. Enzo Ferrari lo capì al volo e, nel biglietto di auguri per la Pasqua del 1988, le sue prime parole furono: “Caro don Ruspa...”. Il libro sarà presentato dall’autore sabato 26 settembre alle 15 nell’ambito della manifestazione Modena Motor Gallery (www.motorgallery.it )

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