Candiani a Castelfranco a Poesia Festival: elogio al silenzio, l’attesa della parola
Sala piena alla biblioteca Garofalo di Castelfranco per il reading e il dialogo con l’autrice milanese
CASTELFRANCO. Una poesia immediata, apparentemente semplice, ma che non offre appigli e vestita anche di silenzio, inteso come “attesa della parola vera”, sono state le sue parole. Era piena la sala del biblioteca Garofalo di Castelfranco ieri mattina, per il reading e dialogo di e con Chandra Livia Candiani, poetessa milanese arrivata ad un pubblico più ampio di fruitori nel 2014, con la pubblicazione per Einaudi de “La bambina pugile. Ovvero la precisione dell'amore”.
È con la declamazione di alcuni versi presi da questa raccolta che la Candiani ha omaggiato la sua platea, per poi dialogare con Claudia Baracchi. «Il silenzio - ha detto la Candiani, rispondendo al tema lanciato dalla Baracchi - non deve essere messo a tacere. Quello che pratico io è l'attesa di una parola che sia sorprendente. Ma come può sorprenderci se noi siamo sempre pieni? Anche la postura del silenzio è importante, io dico sempre che è simile ad un gatto che sta per fare un grande balzo nel mondo. Meditare nel silenzio è anche un gesto politico, che riguarda tutti».
Il silenzio, tuttavia, è anche un piano di ascolto, non solo di persone, ma anche di alberi, sassi, i morti, i cosiddetti assenti, che «aiuta - ha proseguito la poetessa - a togliere le corazze. Se impariamo a fare silenzio ci accorgiamo di chi non ha diritto di parola». E questo è quello che la Candiani insegna ai bambini delle scuole della periferia milanese, abitate anche da tanti migranti, con i quali la Candiani fa un gioco: partendo dalle parole di alcune poesie, i bambini vanno alla ricerca di cose da dire sui temi che li riguardano.
E quindi capita che un bimbo egiziano parli della sua condizione di migrante e scriva: “Quando vado in Egitto vorrei rimanerci per sempre. Il giorno dopo voglio tornare a Milano”; oppure un bimbo napoletano innamorato pensa all'amore e rima: “L'amore a volte dice boh”. «Non insegno ai bambini a scrivere - dice la Candiani - ma a trovare, insieme, i luoghi della poesia. La poesia è un luogo in cui si torna con alcuni ingredienti, tra cui il silenzio. E poi c'è la gratitudine che permette di vedere che il bello può essere prorompente. Quello che facciamo, in sostanza, è lavorare ai bordi della poesia».
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