Beat generation, hit e ricordi conquistano piazza Grande
Modena: musica anni 60, brani evergreen, riletture di classici e alla fine tutti a cantare insieme coi “Corvi”
MODENA. Anche quest'anno l'evento “Modena 29 Settembre” non ha deluso le attese e piazza Grande è tornata a riempirsi per il grande concerto gratuito che celebra il rapporto tra la città e la musica nella “capitale del beat”. Gli oltre 900 posti a sedere erano stati occupati già verso le 20.30 mentre chi è arrivato dopo si è dovuto accontentare di stare in piedi.
Una bella serata, anche dal punto di vista atmosferico, che quest'anno è stata curata dall'International Music and Arts di Carpi. Per questa edizione si è voluto dare un taglio con il passato e sul palco si sono esibiti artisti di decenni diversi, ma tutti all'insegna del beat.
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«Ancora una serata di musica in piazza Grande - ha sottolineato il sindaco Gian Carlo Muzzarelli - Un momento di nostalgia che ci riporta al periodo beat e che ci dà la carica per non mollare mai».
Ad aprire lo spettacolo con alcuni brani è stato il gruppo corale e strumentale Ologramma, diretto da Roberta Frison del Cemu e subito dopo l'esibizione del gruppo di base The Pot.
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Il presentatore Massimo Cotto ha chiamato sul palco Matthew Lee che, con il suo rock'n'roll ha scaldato l'ambiente. Ha proseguito interpretando alcuni suoi brani e la cover di Eduardo Bennato “L'isola che non c'è”. «Io canto sempre in inglese - ha sottolineato Matthew - e il brano di Bennato è il primo che interpreto in italiano. È bello incontrare artisti di diverse generazioni e il beat, come il rock'n'roll lo ritrovi ovunque».
Uno che a Modena ci viene spesso è Bugo che ha anche interpretato “Yeah!” dei Primitives, brano del periodo beat. «Io sono nato dopo del beat - ha detto - ma è una musica che comunica molto bene». La serata è proseguita con Omar Pedrini, arrivato al successo come leader dei Timoria. Pedrini, nel nome del beat, ha voluto rendere omaggio ad un gruppo molto seguito negli anni '60: i Dik Dik. “Help me” e “L'isola di Wight” i due brani della band, seguiti da un poio di pezzi suoi.
Ancora una volta Alberto Fortis ha dimostrato la sua bravura di interprete. Gli anni passano, ma la sua voce rimane sempre uguale. Tra i brani che ha proposto in piazza Grande “Mother”, “La sedia di Lillà” e l'immancabile “Settembre”. «Il beat è uno stargate, un passaggio ineludibile in un altro pianeta e in un'altra epoca», questo il suo commento appena è sceso dal palco.
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Uno che la musica la mastica tutti i giorni è Mauro Pagani, uno dei fondatori della PFM e collaboratore di Fabrizio De André, che a Modena ha dato un saggio della sua professionalità. Ha proposto brani come “Gloria”, “Davvero, davvero”, “Mr. Tambourine man”, “Impressioni settembre”: «Il beat è un ingrediente base per creare musica nuova. Dà energia, freschezza e candore. Era una musica dei tempi incantati in cui credevamo che il mondo sarebbe cambiato in pace e libertà».
Gran finale con i Corvi e la loro immancabile “Un ragazzo di strada”, il nuovo brano “La strada” ed altre cover. «Ho trovato a Modena la culla del beat italiano - spiega il batterista Claudio Benassi - Io ho vissuto gli anni '60 ed è bello ritrovare quell’atmosfera ancora oggi. C'è bisogno di musica».
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