La passione e la grande “eredità” del duca mecenate
Oggi pomeriggio la presentazione del libro di Vincenzo Farinella su Alfonso I d'Este
MODENA. Chi pensa che Prada, Armani, Della Valle, i principali imprenditori odierni, abbiano inventato l'alto mecenatismo artistico, si sbaglia. La storia d'Italia è la patria dei ricchi finanziatori dell'arte.
Un esempio, per quanto riguarda la storia degli Este di Modena, lo si può comprendere oggi alle 17 all'ex Oratorio di Palazzo dei Musei, in occasione della presentazione del volume “Alfonso I d'Este. Le immagini e il potere: da Ercole de’ Roberti a Michelangelo”.
Si tratta di un libro, scritto da Vincenzo Farinella docente di Storia dell’arte moderna all'Università di Pisa, che ripercorre la straordinaria vicenda politica e artistica di Alfonso I d’Este (1476-1534), un caso esemplare del rapporto strettissimo esistente, in epoca rinascimentale, tra mecenatismo artistico e attività politica: il terzo duca di Ferrara (solo nel 1598 la capitale del Ducato divenne Modena) non fu solo uno degli indiscussi protagonisti della storia europea, ma anche uno dei più illuminati e originali mecenati delle arti del suo tempo, capace di porre il suo regno al centro della vita culturale italiana, potendo contare su una serie di «artisti di corte» di indiscusso prestigio.
Le opere di questi artisti, da Ercole de’ Roberti ad Antonio Lombardo fino a Dosso Dossi, oggi sono esposti alla Galleria Estense. Insieme con l'autore alla presentazione a ingresso gratuito partecipano anche gli studiosi Marialucia Menegatti e Marcello Toffanello. (s.l.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
