Gazzetta di Modena

Ritornano gli osservatori di Wainer Vaccari

Ritornano gli osservatori di Wainer Vaccari

Le opere dell’artista modenese in mostra alla Galleria Giovanni Bonelli a Pietrasanta di Lucca

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PIETRASANTA. "Siamo tornati" recita il titolo di un'opera di Wainer Vaccari. E sono tornati i suoi "Osservatori" che costituiscono il tema unficante della mostra di 15 recenti opere esposte, fino a domenica, presso la Galleria Giovanni Bonelli a Pietrasanta (Lucca). Osservatori che trovano una eredità pittorica nei personaggi creati dall'artista degli anni Novanta. Personaggi curiosi (viandanti, cercatori), audaci o timidi, che esploravano con lo sguardo, con le mani ciò che li circondava, acquistando una particolare connotazione espressiva, fatta di pulizia e naturalezza dell'immagine. A quelle creature si collega ora l'artista modenese, per una sorta di "ritorno all'ordine", dopo aver attraversato, agli inizi degli anni Duemila, le figure, con impetuosi innesti di incalzante antitesi di segni e colori.

Pur rispecchiando certe identità del passato, i personaggi attuali (l'uomo seduto, le ronde, i viandanti, le due fessurem, angolo di via taglio, atormica domestica...) si pongono come singolari osservatori, assumendo cadenze nuove nella struttura dell'immagine che pare nutrirsi di particelle di elegante orditura che conferiscono notazioni di amabile leggiadria. Corrono in questi differenti moduli compositivi le recenti ricerche di Vaccari indirizzate anche alla meccanica quantistica. E ciò sostiene lo spirito e la coscienza persino concettuale con cui opera il modenese negli ultimi anni. L'opera trova nessi analogici in una garbata pullulazione iconografica, dove trame di segni assumono, con un dosaggio più discreto rispetto al passato, quasi la funzione di "pixel analogici" che declinano il linguaggio in una singolare forma di reivenzione capace di toccare cifre di un immaginario da rivivere nell'incontro tra memoria e coscienza. Disincantata è la ricognizione esistenziale che il pittore modenese fa di questi personaggi di una umanità sanguigna, impetuosa, ma anche sincera e generosa.

"Chi osserva - si legge in una nota critica - ammira diafane figure che, stagliate in paesaggi rarefatti, ma riconoscibili nella nostra comune esperienza, portano il mondo reale a confrontarsi - e confondersi - con quello digitale. Virtuale e reale si stemperano, quindi, una dentro l'altro e concedono al mezzo tradizionale della pittura di aprirsi, nei modi adottati da Vaccari, una nuova finestra spalancata sulla contemporaneità che le concede la forza di essere ancora strumento di forte attualità".

Michele Fuoco

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