Gazzetta di Modena

Monti: Nabucco al Comunale di Modena, attuale ed evocativo

di Chiara Bazzani
Monti: Nabucco al Comunale di Modena, attuale ed evocativo

«Ho approcciato l’opera - dice il regista - non su tematiche risorgimentali, ma reali e relative all’uomo

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MODENA. Si apre con “Nabucco” di Giuseppe Verdi la Stagione lirica del Comunale “Luciano Pavarotti”. Il debutto è domani alle 20, con replica serale venerdì (fuori abbonamento) e pomeridiana domenica. L'opera è diretta dal modenese Stefano Monti con elementi scenici dello scultore Vincenzo Balena, e la direzione musicale affidata ad Aldo Sisillo alla guida dell’Orchestra dell'Opera Italiana. Oggi alle 18 si terrà al Ridotto del Comunale (ingresso via Goldoni 1) un incontro di approfondimento sull'opera a ingresso libero della serie “Invito all'Opera”. Abbiamo chiesto al regista Stefano Monti di spiegare in che modo ha concepito la messa in scena di questo lavoro.

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Maestro Monti, Nabucco è un'opera che è stata spesso legata allo spirito risorgimentale. Lei come l'ha vista?

«Pare che tutta la retorica risorgimentale nata attorno a quest'opera, non sia proprio del tutto vera. Alla Scala, alla prima, non bissarono il “Va pensiero”, ma il coro finale di “Immenso Jeovah”, come se alla fine trionfasse l'abbattimento dei muri religiosi che separano ebrei e babilonesi. Se mai si dice che il “Va pensiero”, nella sua dimensione crepuscolare rappresenti a posteriori le disillusioni di una società per le aspettative rivoluzionarie risorgimentali. Io non l'ho approcciato tanto da un punto di vista di tematiche risorgimentali, ma soprattutto attraverso un concetto molto semplice ma reale: i muri, prima di essere edificati con pietre o filo spinato stanno dentro la nostra testa. L'idea di partenza era che o gli uomini si sanno riconoscere in quanto tali come uomini, e quindi abbattere le barriere mentali e non avere pregiudizi di tipo sessuale, religioso, o ideologico di qualunque tipo, o altrimenti finiremo sempre per farci la guerra».

Nabucco è ambientato in Medio Oriente che attualmente è teatro di una guerra feroce. Ci sono riferimenti alla storia attuale nella sua regia?

«Ahimè nei luoghi in cui è ambientata la vicenda di Nabucco, che sarebbe poi Nabucodonosor II, circa 580 anni a.C., ora si sta scatenando l'inferno. Allora il pensiero che ho avuto è stato quello di coinvolgere uno scultore, Vincenzo Balena, un artista molto apprezzato, perché in lui ho trovato una persona con cui poter dire: “facciamo un gesto creativo e di vita da anteporre ai gesti di distruzione e di morte che la cronaca attuale ci ha purtroppo fatto conoscere”. Lui si è ispirato a immagini storiche e le ha reinterpretate, ma volendo alcune di loro sono facilmente riconoscibili in reperti archeologici che ahimè sono stati recentemente devastati. Questo è stato un po' il mio modo di rileggere l'opera nella contemporaneità».

La messa in scena dunque propone un'attualizzazione. Un'operazione che si fa spesso, ma a volte il rischio è di banalizzare o peggio di fare delle operazioni anacronistiche. Non trova?

«Si deve tener presente che nell'opera lirica siamo in partenza su un piano di pura astrazione. Io sono favorevole alle attualizzazioni, piuttosto che ricalcare l'opera polverosa, ma sono consapevole che a volte si considera moderno quello che invece è un semplice adattamento ai tempi, un modo quasi cronachistico di raccontare le opere. Invece credo si debba trovare un senso più profondo. Le opere trascendono la dimensione della contemporaneità della quotidianità, stanno in un piano più alto. Quindi la mia attualizzazione non consiste nel portare in scena carri armati o Saddam Hussein o l'Isis, ma si tratta di un'operazione più sottile, più che altro evocativa e allusiva, perché se no si rischia di cadere nel banale nel quotidiano e nel massmediatico. La difficoltà è trovare un elemento di creatività, una strada difficile che presuppone un grande sforzo, studio, pensiero e creatività. Quella è la dimensione più interessante».

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