Gazzetta di Modena

Un “Nabucco” senza tempo apre la stagione al Pavarotti

di Chiara Bazzani
Un “Nabucco” senza tempo apre la stagione al Pavarotti

Stasera alle 20 in scena l’Orchestra dell’Opera Italiana diretta da Aldo Sisillo Nel cast Carlos Almaguer, Maria Billeri, Mattia Denti, Gramegna, Elisa Barbero

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MODENA. Questa sera alle 20 si apre la Stagione Lirica del Teatro Comunale Luciano Pavarotti con “Nabucco” di Giuseppe Verdi, una nuova produzione del teatro modenese in coproduzione con i teatri di Jesi e Piacenza. L’allestimento, nato nel 2013 per l’Ópera de Tenerife, è diretto da Stefano Monti e arricchito dalle sculture di Vincenzo Balena; costumi di Massimo Carlotto e luci di Nevio Cavina.

La direzione musicale è affidata ad Aldo Sisillo alla guida dell’Orchestra dell'Opera Italiana e di un cast che vede nei ruoli principali Carlos Almaguer (Nabucco), Maria Billeri (Abigaille), Mattia Denti (Zaccaria), Leonardo Gramegna (Ismaele) ed Elisa Barbero (Fenena). Il coro della Fondazione Teatro Comunale di Modena insieme al coro del Teatro Municipale di Piacenza sono preparati dal maestro Stefano Colò.

L'opera sarà replicata venerdì 9 ottobre alle 20 (fuori abbonamento) e domenica 11 ottobre alle 15.30. Nabucco è la terza opera di Verdi, debuttò nel marzo del 1842 alla Scala di Milano e il suo successo fu immediato, tanto che gli spettacoli furono riproposti per ben 57 recite consecutive, affermando così il nome del compositore fra i grandi del melodramma romantico. Il libretto di Temistocle Solera trova la sua fonte nel dramma “Nabuchodonosor” dello scrittore francese Auguste Anicet-Bourgeois, e il titolo originale era infatti, originariamente “Nabucodonosor”.

La storia, ambientata fra Gerusalemme e Babilonia, racconta il martirio del popolo ebraico, aggredito ed esiliato dalla propria terra per opera di Nabucodonosor, re degli Assiri. Su questo sfondo si inserisce una vicenda di passioni individuali incentrata sull’amore impossibile fra l’ebreo Ismaele e Fenena, principessa assira figlia di Nabucco.

Caratteristica dell’opera è la sua carica ideale associata a una dimensione corale, collettiva, il cui valore politico trovò riscontro immediato nel Risorgimento italiano che si identificava con le vicissitudini del popolo ebraico e che fece del coro del “Va’ pensiero” un simbolo dell'unità d'Italia, un inno alla liberazione dall'occupazione austriaca. «Credo che Nabucco rappresenti moltissimo lo spirito del melodramma, che è patrimonio della nostra identità in quanto esprime, a mio avviso, l'essenza e il carattere italiano - ha dichiarato Stefano Monti - La cosa straordinaria di quest'opera è che Verdi interpreta lo spirito del Risorgimento senza fare l'opera risorgimentale. Uno spirito che aveva bisogno di rigore e serietà e lui in questo è stato magnifico».

La messa in scena, curata da Stefano Monti, non si sofferma tanto sulle tematiche risorgimentali, cerca piuttosto di portare l'opera a un livello più alto, di riconoscimento di un'umanità che si riconosce in quanto tale ed è in grado di abbattere le barriere e i muri ideologici e religiosi che separano gli uomini. «Ho cercato di rispettare con gusto e rigore certi riferimenti storici e i contenuti del racconto verdiano - ha precisato il regista - sottolineando momenti di imponente monumentalità in uno spettacolo di impostazione classica. Volevo raccontare una storia senza tempo, sempre attuale, che attraverso alcuni simboli del passato potesse parlare anche agli spettatori di oggi con un impianto scenico estremamente semplice. Nel finale ho cercato di stemperare l'idea che alla fine trionfasse una religione sola, lavorando più sul piano del mistero dell'uomo; ho cercato di trovare una dimensione che comprendesse tutti, a prescindere dalle nostre convinzioni religiose o ideologiche. Ci sarà un'immagine che rimanda a un pensiero altro, che non è, appunto, l'apoteosi di una sola religione».

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