Gazzetta di Modena

la recensione

Con “Memorie di un pazzo” il teatro diventa scambio cultura

di Andrea Marcheselli

“Memorie di un pazzo”, lo spettacolo di Levan Tsuladze presentato in prima nazionale e in replica alle Passioni fino a martedì, è un'operazione curiosa, realizzata partendo - molto liberamente - da...

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“Memorie di un pazzo”, lo spettacolo di Levan Tsuladze presentato in prima nazionale e in replica alle Passioni fino a martedì, è un'operazione curiosa, realizzata partendo - molto liberamente - da un'opera di Gogol, ma soprattutto dall'incontro di due mondi, quello italiano e quello georgiano, al quale appartengono il regista e la metà degli attori. Questo comporta che la recitazione sia bilingue (con sovratitoli per la parte georgiana) ma dopo un primo momento non ci si fa più caso, poiché l'omogeneità che Tsuladze è riuscito a conferire allo spettacolo permette di entrare nelle situazioni con la più assoluta naturalezza. Il testo adattato racconta di un giovane impiegato statale che si innamora pazzamente di una star del cinema per lui irraggiungibile, e da questa frustrazione nasce la necessità di rifugiarsi in una realtà parallela che lo farà sconfinare nella follia, forse, lascia intuire Tsuladze, la sola vera forma di libertà individuale che ci sia data in un mondo classista e gerarchicamente consolidato. Ma, francamente, il regista ci è parso più che altro concentrato sulla creazione di immagini che rimandano al cinema, in particolare quello muto, per operare attraverso di loro una vera e propria indagine sul senso e sulle dinamiche della rappresentazione. Lo spettacolo, così, non penalizza la trama ma a tratti la rende quasi superflua, e ciò si riverbera sulla fluidità della messa in scena, che tuttavia cresce nella seconda parte dove diviene sempre più coinvolgente, facendo entrare lo spettatore nelle pagine stesse del diario attraverso il quale il protagonista cerca di mantenere una relazione col mondo. Bravi gli attori, molto affiatati anche in scene non semplici per la loro dinamicità, così come la scena riesce ad essere convincente nella sua doppia dimensione, realistica e fantastica. Poi, non possiamo non rimarcare il significato assunto da questa collaborazione che Ert promuove con realtà internazionali e che permette continui scambi di cultura, di saperi, forieri di una crescita costante per il nostro ambiente. Al di là dei luoghi comuni sul teatro che non avrebbe confini, abbiamo la dimostrazione di come si possa, o si debba, operare continuamente alla scoperta delle realtà che ci affiancano, come appunto il Kote Marjanishvili State Drama Theatre di Levan Tsuladze, uno degli spazi culturali più importanti di Tblisi.

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