Il critico si mette in mostra
Nello spazio “Dislocata” opere a tempera di Renato Barilli
VIGNOLA. Renato Barilli scende in campo con il pennello in mano. Non è la scrittura, con la quale ha dimostrato di essere un maestro come critico d'arte e letterario, ma la pittura a consentirgli, questa volta, di mettersi in mostra. E sue opere inedite (una quarantina) sono esposte, fino all'8 novembre (da venerdì a domenica 11-13, 15.30-19.30) a “Dislocata”, spazio espositivo in via Cantelli 3, voluto dall'Associazione culturale WunderKammer che ha curato, con Raffaele Quattrone, questa esposizione. Per Barilli non è una sorta di conversione, ma un ritorno alla pratica pittorica abbandonata mezzo secolo fa. «Giunto in età avanzata, e con un fitto curriculum di interventi critici e teorici, mi sento - dice il bolognese - di ripetere le parole famose pronunciate da Mallarmé, seppure sul versante letterario. Lui a un certo punto aveva dichiarato: “j'ai lu tous livres”, sulla medesima falsariga anch'ìo potrei dire: “j'ai vu tout genre d'art visuel”, e allora, vediamo di ricominciare da capo». Così sono nate le sue tempere su carta, con una varietà di soggetti determinati da “le nuove occasioni”, come recita il titolo della mostra. Ritratti (omaggio a Gaetano Arcangeli, Moreschini all'osteria, i coniugi Angelini, la viaggiatrice appisolata), ed autoritratti, scorci urbani (trittico ai Giardini Margherita, da una finestra, periferia bolognese, Urbino, il Vittoriano, Campiello a Venezia), brandelli di realtà (la porta accanto, il balcone dei vicini, cartoccio abbandonato), oggetti della quotidianità (i telecomandi) trovano il riconoscimento di realtà nella fotografia che cede, però, il passo ad un colore di materia ed energia che si fa spontaneo in variabili motivi di continua tensione espressiva, in “visioni epifaniche”, in una interazione di linguaggi e di stili. «Forse sta in ciò - dice Barilli - il più grave tradimento della mia professione pluridecennale di fenomenologo degli stili».
Pittura senza improvvisazioni, perché Barilli, non ha solo una laurea in lettere che gli ha permesso di occupare la cattedra al Dams dell'Università di Bologna e di essere un esperto di estetica, di storia e critica della letteraturra e dell'arte, ma ha conseguito nel 1959 il diploma presso l'Accademia della sua città. Tutte le carte in regola per riprendere dal 2010, in pensione, l'attività pittorica. E lo scorso anno la Galleria Stefano Forni di Bologna ha ospitato una sua personale.
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