Rampini: i Beatles per un’economia popolare
Il giornalista stasera all’auditorium San Rocco di Carpi con lo spettacolo tratto dal suo ultimo libro
CARPI. Il giornalista ed economista Federico Rampini staserà sarà all'Auditorium San Rocco per presentare lo spettacolo “All you need is love. L'economia spiegata con i Beatles” tratto dal suo omonimo libro. A fianco di Rampini sul palco anche i musicisti Valentino Corvino (Violino, elettronica) e Roberta Giallo (voce, tastiere, ukulele). L'appuntamento rientra nel programma “Una serata a San Rocco” ed è stato reso possibile grazie al contributo della Fondazione CR di Carpi. La rassegna continuerà il 4 novembre con Aldo Cazzullo.
“All you need is love”, da libro a spettacolo, come è nata l'idea di portarlo a teatro?
«Il teatro è un nuovo modo di esprimermi, un linguaggio quasi del musical; infatti sono in scena con musicisti che cantano e suonano, ho scoperto il teatro come mezzo di comunicazione più caldo rispetto alla parola scritta, il rapporto con il pubblico è ancora più intenso e l'energia che si trasmette nei due sensi mi affascina».
Economia e Beatles, come possono convivere nello stesso libro e da dove deriva questa scelta?
«Mettere insieme l'economia e i Beatles sembra strano, per me nasce così: prima di tutto da un allarme quando, qualche anno fa, ho letto una ricerca dell'Ocse secondo cui gli italiani sono quelli che capiscono meno il linguaggio economico e questo è pericoloso perché non capire di economia vuol dire che poi le scelte le fanno altri. Gli italiani sono analfabeti di economia perché gli è stata resa difficile, noiosa, triste, piena di statistiche e questo perché l'hanno sequestrata dei tecnocrati che si sono auto-eletti sacerdoti di una religione esoterica e così io uso il linguaggio dei Beatles perché il loro è un linguaggio soave e mi aiuta di parlare di cose importanti ma senza annoiare, attraversa le generazioni. Inoltre ci sono due spunti ulteriori: uno arriva da Steve Jobs che era un grande fan dei Beatles, addirittura ha detto i Beatles erano il suo modello di business e l'altro arriva dal racconto che faccio della loro storia, quattro ragazzi negli anni 60 simbolo dell'ultima età dell'oro dell'Europa, dove c'era sviluppo e così cerco anche di capire cosa è cambiato».
Nel suo libro e spettacolo si parla anche di società multietnica e immigrazione, cosa ne pensa dell'Italia e dei problemi che sta vivendo da questo punto di vista?
«Nello spettacolo parlo molto dell'Italia e le canzoni sono anche un pretesto, c'è una canzone dove loro parlavano dell'immigrazione “Get Back” e su questo l'America, paese in cui vivo, ha saputo trasformare l'immigrazione in una forza. L'Italia secondo me a volte è meno arretrata di come sembri, in particolare al Nord e Nord Est la percentuale di immigrati che si sono trasformati in imprenditori è più alta di quanto si creda, a volte l'Italia è lenta ad aggiornarsi, anche per quanto riguarda la tecnologia. Io vedo i giovani italiani che arrivano in America sono molto preparati quindi vuol dire che il sistema scolastico funziona bene, anche le start up: chi si crea il lavoro, è un fenomeno americano ma che da molte possibilità».
Anche il tema della nostalgia ritorna molto, basti pensare alla famosa canzone “Yesterday” di cui lei ne parla, cosa ha in comune con l'economia?
«Yesterday racconta la nostalgia di un amore perduto, uso il tema della nostalgia per parlare di economia, quando parliamo di economia spesso pensiamo che si stava molto meglio ieri, prima della globalizzazione, dell'euro, una specie di paradiso perduto, io cerco di andare a vedere in cosa stavamo meglio e in cosa peggio».
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