Gazzetta di Modena

Invito al banchetto dell'arte

di Michele Fuoco
Invito al banchetto dell'arte

Al Castello di Spezzano Roncati, Tamassia, Galdi e tanti altri

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FIORANO. Quattro sale al Castello di Spezzano per la mostra “Invito a pranzo... ciò che resta”, fatta di installazioni, dipinti, video, che coinvolge diversi artisti. Ci si imbatte subito nella “sazietà” che sculture polimateriche, ceramiche e dipinti alle pareti di Cristina Roncati esprimono attraverso personaggi di rango, frutti, oggetti utilizzati per un sontuoso pranzo. Sulla scena opere che offrono il senso dell'ora felice. Le stesse forme e colori sembrano abbracciare l'allegria, la frivolezza, il conforto di uno squisito pasto, il quotidiano incontro con il cibo che fa la festa del palato. E la “salle à manger”, allestita da Ilario Tamassia con posate raffinate, conducono i visitatori in una atmosfera particolare che si può avvertire solo durante i raffinati pranzi. Le conchiglie, i gusci nei piatti rispecchiano i resti di un golosa pietanza. Le verdure, le uova, i frutti, tovaglioli stropicciati stanno ad indicare la bontà e la sazietà dei cibi. Parlano di prodotti che fanno venire l'acquolina alla bocca anche gli acquerelli di Germana Galdi, da Roma. Le varie composizioni, con sapienti effetti compositivi che la pittura ad acqua riesce a determinare, evocano sapori e profumi, facendo coesistere un ortaggio o un frutto con oggetti di memorie di un ambiente anche borghese, momenti di vita personali o con altre persone. Nella stessa sala il video “Il cibo per la strada” di Gerolamo Piergiovanni, con immagini dal mondo di Giuliano Bandieri, ci conduce al cibo cotto e consumato per strada. Poco ma buono, e viene messo in contraddizione con quello di consumo esagerato di una mensa scolastica, le cui immagini sono di Monica Callegari. Nella quarta sala l'installazione ludica “Cibo del mare…ciò che resta” di Tina de Falco, Callegari e Maria Clotilde Schenetti, dove vengono rappresentate una moltitudine di imbarcazioni che partono per il mare per procurarci una infinita varietà di pesce, di cui restano solo lische. L'idea di questa rassegna nasce dalla «considerazione - sostiene la curatrice Tina De Falco - che un cibo consumato da soli o in compagnia è molto di più di un bicchiere sporco o delle posate da lavare. Il cibo è socialità se condiviso se consumato con parenti e amici. E' l'attimo del gusto, del piacere del palato. E ancora è cultura locale, storia, tradizione». La mostra resterà aperta fino all'8 novembre, sabato e domenica dalle 15 alle 19.

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