Gazzetta di Modena

Augias: la mia lettura di Gesù soltanto politica ed umana

di Michele Fuoco
Augias: la mia lettura di Gesù soltanto politica ed umana

Lo scrittore spiega il suo ultimo libro: «Sono ateo e guardo alla vicenda del Cristo senza una prospettiva teologica. Ma, in anni bui, andarlo a cercare non è male»

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MODENA. “Le ultime diciotto ore di Gesù” racconta Corrado Augias nel libro, pubblicato da Einaudi, che oggi, alle 18, viene presentato al Monzani. Un nuovo romanzo del giornalista (è opinionista de “la Repubblica”), scrittore e autore di programmi culturali per la Tv, che indaga, con curiosità instancabile, la drammatica vicenda di Gesù di Nazareth.

Perché ha concentrato la vicenda umana di Gesù in ristretti limiti di tempo?

«È quello il tempo della passione. Da quando viene arrestato, calata la notte in un giorno di aprile, fino al momento della morte nel pomeriggio del giorno dopo, passano esattamente 18 ore. Ciò mi permette, dal punto narrativo, di concentare tutta l'azione in un pugno di ore. Non si pensa mai che la maggior parte delle ore siano notturne. Il processo di Gesù, con il Sinedrio, Pilato, Erode, che avviene di notte e la sentenza emessa all'alba conferiscono un connotato sinistro alla vicenda tragica. E mettere, sin dal titolo, in risalto questa circostanza mi è sembrato affascinante».

In che dimensione ha trattato questa delicata storia?

«Ho trattato la vicenda dal punto di vista puramente storico e umano, cominciando a sottolineare che ci troviamo in un paese, la Giudea, occupato militarmente da una potenza straniera, dai Romani che erano, più o meno, come i nazisti nel 1943 in Italia. I personaggi che si agitano in questa tragedia sono grandiosi, come accade per le figure enormi di Giuseppe e Maria. Le Scritture spesso le maltrattano, portandole al rango di piccole figure di contorno. Io invece ho cercato, trattandosi di un romanzo basato sulle fonti, di farne dei personaggi adeguati al ruolo che giocano nella vicenda».

Tra i personaggi della storia, quale il più spregevole?

«Spregevole non direi, ma inadeguato. È Ponzio Pilato che aveva la responsabilità diretta dell'amministrazione della Giudea. Dimostra per tanti aspetti di essere un personaggio assolutamente inadeguato, di una statura modestissima. Mentre in Galilea, che è il paese originario di Gesù, c'era un reuccio da burla che si chiama Erode».

C'è qualcuno che lei riscatta dal giudizio negativo della storia?

«Giuda. Come lo raccontano le Scritture, non si capisce perché debba andare a tradire Gesù col bacio, dal momento che quattro giorni prima Gesù era entrato a Gerusalemme e migliaia di persone lo avevano visto e applaudito. C'erano delle spie che lo avevano ben “fotografato”. E poi i Vangeli si contraddicono: chi dice che Giuda l'abbia fatto per denaro o chi sostiene che Satana sia entrato in lui. Giuda va rivisto e lo rivedo alla luce del Vangelo di Giuda, che è uno dei Vangeli apocrifi che racconta in maniera diversa la sua figura».

Cosa ha scoperto di singolare?

«Ho scoperto il fascino della figura di Gesù. Se gli levi il mantello della teologia che a suo modo è rasserenante (un uomo che si sacrifica, muore e risorge), ti trovi davanti ad un uomo che rinuncia alla sua vita per una grande idea, quella di rinnovare l'ebraismo, mettendosi contro gli altri sacerdoti che tenevano al loro orticello, e contro il potere che non può che chiedere il suo sacrificio».

Con Mauro Pesce ha scritto “Inchiesta su Gesù”, e con Marco Vanini “Inchiesta su Maria”. Perché tanta attenzione per questi argomenti ?

«Non sono cattolico. In anni di sbandati, come questi, inevitabile la ricerca di una qualche figura di riferimento. Ormai non crediamo più al potere alle idee politiche, ma anche al potere delle religioni che in un momento di sbandamento della storia faticano. Rimane quello della storia umana, che Gesù ha contraddistinto di più. Sono ateo, non credo in un Dio come lo disegna il catechismo: l'essere perfettissimo che provvede a tutto ciò succede a noi e nel mondo. Se così fosse si tratterebbe di un criminale, considerato quello che accade nel mondo. Per questo la vicenda di Gesù la vedo senza teologia. Umana e politica è più bella. A mio giudizio è il personaggio più affascinante, perché è un uomo come noi, ma di una dimensione straordinaria. Andarlo a cercare non è male».

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