Gazzetta di Modena

La buona domenica, la storia di Bartimeo: chi molto ha ricevuto, molto ama

don Luca Balugani
La buona domenica, la storia di Bartimeo: chi molto ha ricevuto, molto ama

“Bartimeo” (Mc 10,46). Ormai Gesù ha preso a camminare con decisione verso Gerusalemme. Quanto lo attende in questo percorso è il duro confronto con le autorità religiose e...

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“Bartimeo” (Mc 10,46). Ormai Gesù ha preso a camminare con decisione verso Gerusalemme. Quanto lo attende in questo percorso è il duro confronto con le autorità religiose e civili, perché il suo arrivo verso il centro della fede ebraica viene avvertito come minaccioso. Appena fuori Gerico (la città della luna, secondo una delle possibili etimologie; ma anche la città che l'Antico Testamento narra rasa al suolo e quindi ricostruita), un altro cieco dopo quello di Betsaida richiede la guarigione. Il protagonista della scena non è Gesù, ma è il cieco stesso. Gesù sembra dargli alcuna attenzione all'inizio: è Bartimeo a suscitarla, lui che etimologicamente è il “figlio di Onorato”, eppure si trova sul ciglio di una strada con il mantello steso, nella speranza che qualche passante gli faccia l'elemosina.

Non sappiamo come abbia reagito Gesù a quell'interruzione del cammino: sappiamo per certo che tanto la folla quanto gli altri discepoli cercano in ogni modo di farlo tacere. Ma questo uomo, tutt'altro che onorato, colpito com'è dalla cecità e in una condizione di apparente inutilità, continua a strepitare per attirare l'attenzione di quel Maestro che sta passando. E proprio con questo appellativo gli si rivolge, insieme all'altro che diverrà così celebre poco tempo dopo: Figlio di Davide e dunque futuro Re di Israele. Il cieco non può però farsi discepolo di Gesù, la sua cecità glielo impedisce: ma il desiderio è grande e non si rassegna. Sarà Gesù a rivelare il segreto di tanta ostinazione: la fede. Il cieco invoca Gesù perché lo sa misericordioso, non si lascia zittire, è pronto a balzare in piedi, sa che cosa domandare perché conosce il proprio bisogno e ha la speranza di vedere davvero compiuto il suo desiderio. È questa la fede in Bartimeo, ritratta in modo tipologico: forse non per tutti la fede è così, ma la fede di questo cieco è proprio un 'tipo' da imitare.

Il contraltare di Bartimeo sono la folla e i discepoli, che cercano in tutti i modi di ignorarlo. Come si permette costui disturbare il maestro? L'episodio rinforza quello che da sempre è il contrasto tra iniziati e non, ebrei e pagani convertiti, habitué della chiesa e ricomincianti. Ogni epoca reinterpreta questo confronto (che ha più le sembianze dello scontro) in un modo diverso ma è come se non venisse mai meno. Da una parte un cieco che ha però l'entusiasmo di chi spera di riacquistare la vista; dall'altra i discepoli di antica data che sono scocciati da questo disturbatore e che hanno perso lo smalto delle origini. Ed ecco allora la volontà di soffocare quella richiesta e normalizzare ogni sprazzo entusiasta.

Del resto il vangelo di Marco è pieno di forme di cecità: quelle di chi non si apre alla Parola, quella di chi è talmente zelante da non accorgersi dei bisognosi e quella di chi vuole primeggiare sugli altri. Paiono cortigiani che cercano di nascondere i problemi alla vista del loro leader (solo allora?). Ma Gesù non solo non si lascia abbagliare, ma addirittura apre gli occhi ai suoi discepoli, mandandoli a chiamare proprio il cieco. E sono bellissime le parole che gli rivolgono: “Coraggio, alzati”.

Due vocaboli splendidi, perché echeggiano la prima l'esortazione che Gesù rivolse a Pietro mentre camminava sulle acque e la seconda è la parola più tipica della resurrezione. Insomma, il povero handicappato si ritrova destinatario di parole importanti: è come se già ci fosse l'investitura di poter essere discepolo di Gesù a pieno titolo. E allora eccolo balzare e gettare il suo mantello, ossia lo strumento che gli serviva a raccogliere la carità ed il bene inalienabile per la legge ebraica al fine di potersi coprire dal freddo. Singolare, se pensiamo al ricco che non era stato capace di rinunciare alle sue ricchezze. Il testo non si concentra tanto sul miracolo della vista riacquisita, ma sulla volontà di seguire Gesù. Se questi gli dice “Va'”, l'ex-cieco capisce “Vieni” e si mette a seguire Gesù. Quell'uomo che sarebbe stato considerato un inciampo, diventa invece uno dei più entusiasti seguaci del Maestro, in grado anche di contagiare il resto della compagnia. Perché si sa che chi molto ha ricevuto, molto ama.

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