Mussolini, romanziere per il Fiorino
L’editore pubblica un’opera apparsa a puntate su Il popolo di Trento nel 1910
MODENA. Benito Mussolini è autore di un romanzo storico. Lo rivela il libro “Claudia Particella, l'amante del Cardinale”, delle Edizioni Il Fiorino, che viene presentato domani alle 17.30, al Circolo degli Artisti-Centro Studi Muratori, in via Castel Maraldo 19, dal giornalista Roberto Armenia che intervisterà l'editore Pietro Guerzoni.
Una storia vera (voce narrante Franca Lovino), pubblicata a puntate su “Il popolo di Trento”, il quotidiano locale, presso il quale Mussolini era stato mandato, nel 1910, dal partito Socialista per aiutare l'allora direttore Cesare Battisti. L'attenzione per la storia di Trento portò Benito ad occuparsi della dinastia dei Mandruzzo, signori del luogo tra Cinque e Seicento, tra cui il Cardinale Emanuele Mandruzzo che aveva come amante Claudia Particella, figlia del suo consigliere.
C'era ampio materiale per un romanzo di interesse popolare, che Mussolini, diventato Duce, cercò poi di far passare sotto silenzio. E quel “feuilleton”, ricomposto dall'editore modenese in una unica pubblicazione di 143 pagine, reca ancora motivi d'interesse, per l'accento che pone sulla intensa passione amorosa tra l'alto prelato e la giovane, ma anche su considerazioni politico-sociali di quel periodo nel Pincipato di Trento, dove il benessere era riservato al clero, mentre la “poveraglia era stata confinata perché la visione della miseria non turbasse la digestione dei 210 vescovi...”.
Il racconto è denso di sentimenti, tra ardori e turbamenti, per l'amore esasperato che il Cardinale manifesta per Claudia, in contrasto con “la dignità della porpora”, trovando conforto nella lettura di opere di Virgilio. Il romanzo si colora di notazioni appassionate, tramandosi di lamentele, di malcontento della popolazione tartassata da “nuovi e odiosi balzelli” imposti dal Cardinale; del pericolo di tradimenti della giovane non indifferente, con le sue occhiate lusingatrici, al corteggiamento di un cavaliere ungherese.
La narrazione assume anche carattere drammatico, per l'avvelenamento di Claudia, da parte di ignoto. “Claudia moriva - scrive Mussolini - senza imprecazioni, come le antiche cortigiane che andavano serene incontro alla morte”. E per lei funerali solenni. In escandescenza va il Cardinale che pare toccare le corde della pazzia, ma vuole redimersi, purificandosi del suo passato scandoloso, e ritornare pastore del suo popolo. È quello che fa, officiando la cerimonia religiosa sull'altare davanti a tutti.
L'autore instaura un rapporto intenso con i protagonisti, indagati nelle loro sottili sensibilità, nelle risonanze affettive, nelle specifiche coordinate psicologiche. «Con questo romanzo - sostiene Roberto Armenia - il duce, attento osservatore dei caratteri e delle peculiarità delle masse, manifesta nuovi aspetti della sua personalità che ce ne danno un ulteriore spaccato».
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