Gazzetta di Modena

Donne, Lavoro e emancipazione

di Tindara Addabbo *

Evoluzione della condizione femminile negli anni precedenti il conflitto mondiale

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di Tindara Addabbo *

Il periodo oggetto della nostra lezione è caratterizzato da profonde trasformazioni per le donne nel lavoro e nella società. Nell'agricoltura si espande il bracciantato femminile e sin dalla fine del XIX secolo si osservano consistenti flussi migratori di donne verso le risaie. Sono note le pessime condizioni di lavoro delle mondine ma anche la loro capacità di organizzarsi nella lotta per affermare migliori condizioni di lavoro. Lo sviluppo del sistema di distribuzione e l'urbanizzazione contribuiscono ad ampliare e ad aumentare il numero dei negozi. Aumenta l'occupazione delle donne nei servizi come addette alle vendite e in attività di tipo professionale e impiegatizio. Louise Scott e Joan Tilly notano come in Inghilterra fra il 1861 e il 1911 il numero di impiegati maschi sia aumentato di 5 volte e quello delle impiegate di 400. A Parigi nelle banche e nelle assicurazioni il numero di impiegate nel 1921 era 7 volte maggiore del 1911. L'istituzione di un livello obbligatorio di istruzione aumenta la domanda di insegnanti e vengono istituiti corsi per la loro formazione. In Italia, fatto 100 il totale di insegnanti le donne risultano il 46% nell'anno scolastico 1863-64 e il 68% nel primo anno scolastico del secolo scorso. In Inghilterra nelle scuole primarie le donne erano il 55% degli insegnanti nel 1875 e il 75% nel 1914. L'insegnamento è stato un importante mezzo di progresso sociale ma anche in questo campo i livelli retributivi bassi richiedevano una molteplicità di lavori per potere rendere sostenibile la posizione lavorativa con maggiori difficoltà per le donne che, sino alla implementazione della Legge Nasi che nel 1903 stabiliva equità di retribuzione per compiti svolti (anche se solo nelle classi miste o solo maschili) erano pagate circa 1/3 in meno dei maestri. In questi anni aumenta il numero di donne che lavorano lontano da casa e aumenta anche il grado di alfabetizzazione richiesto nell'ambito lavorativo al quale le donne hanno accesso. Tuttavia, nonostante l'ingresso consistente delle donne nel mercato del lavoro, resta elevata la segregazione occupazionale e restano sensibilmente più basse le possibilità di carriera per le donne e i loro livelli retributivi. I bassi salari uniti a pessime condizioni di lavoro sono alla base di crescenti lotte nelle quali le lavoratrici sono protagoniste. Cosa accade in questo quadro di profonde trasformazioni per il lavoro delle donne nella Grande Guerra? Negli ospedali militari è determinante la presenza delle crocerossine e nelle campagne le donne sommavano al loro lavoro quello degli uomini andati a combattere. Nell'industria riprende il flusso in entrata delle donne anche in settori precedentemente a bassissima presenza femminile come nell'industria bellica (in Italia circa 200.000 donne nel 1918 sono occupate in questo settore mentre nell'agosto 1914 erano circa 1760 come ci ricordano Rossella Ropa e Cinzia Venturoli grazie ai dati del comitato nazionale per il munizionamento). Già dalla prima metà dell'Ottocento aumenta la partecipazione femminile alla vita civile nell'ambito della lotta per l'Unità d'Italia e l'Indipendenza e attorno al 1870 si inizia a parlare esplicitamente di emancipazione femminile mentre parallelamente si intensificano le lotte per ottenere migliori condizioni di lavoro e parità retributiva. Si susseguono come ci ricorda Sibilla Aleramo “opere pratiche di educazione, di assistenza, di previdenza che erano opere femministe, in quanto solo i gruppi che le indicavano avevano per principio l'elevazione e la libertà della donna”.

* Dipartimento Economia “Marco Biagi” UniMoRe

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