Gazzetta di Modena

Kathrin e le sue avventure nel buio

Kathrin e le sue avventure nel buio

Un libro di Alberto Morsiani sulla grande regista americana Bigelow

3 MINUTI DI LETTURA





Da pochi giorni è uscito "Ai confini del buio: piacere e violenza in Kathryn Bigelow", Falsopiano Editore, il nuovo saggio di Alberto Morsiani, direttore della Associazione Circuito Cinema di Modena, curatore della Sala Truffaut e del Film Studio 7b, scrittore, saggista e critico cinematografico della Gazzetta di Modena. Kathryn Bigelow è una regista statunitense premiata con l'Oscar per "The Hurt Locker" e famosa per pellicole di culto tipo "Point Break" e "Strange Days" che nella sua carriera ha esplorato diversi generi cinematografici dal film di guerra (suo è anche il recente "Zero Dark Thirty" incentrato sulla cattura di Osama Bin Laden) all'horror, al poliziesco, con un piglio virile che le ha procurato l'appellativo di "la figlia femminista di Howard Hawks". L'autore presenterà l'opera a cura del Consorzio Creativo sabato prossimo alle 18 presso Palazzo Carandini in via dei Servi.

Alberto, come nasce l'idea di dedicare uno studio a Kathryn Bigelow?

«L'idea è nata un paio d'anni fa quando ho scritto un libro sulle moto nel cinema e uno dei film che ho esaminato, "The Loveless" della Bigelow, tra l'altro l'esordio cinematografico di Willem Dafoe, mi ha fornito lo spunto. Kathryn Bigelow è una regista magistrale di film d'azione (Point Break è uno dei film della mia vita) e nonostante sia la prima donna ad aver vinto un oscar per la regia, su di lei si è scritto e studiato poco. È molto interessante la sua trasversalità tra la vecchia e la nuova Hollywood, è un'autrice di genere che usa il canovaccio del western come linfa vitale senza aver mai girato un vero e proprio western. Ne "Il buio si avvicina" i vampiri agiscono su un camper oscurato attraversando le tipiche praterie».

La sua iconografia è particolare influenzata dagli studi d'arte che Bigelow ha frequentato oltre a quelli di cinema?

«Sicuramente: dal punto di vista stilistico c'è un uso sapiente della luce con una accentuazione del contrasto luminosità - ombra, interno - esterno. Un contrasto che si traduce anche nell'animo dei personaggi che oscillano tra estremismo virile e pietà umana. Bigelow non è una banale regista di film di genere essendo dotata di uno stile del tutto personale. Spesso dipinge protagoniste femminili connotate come maschi per sopravvivere in un mondo violento (in "Zero Dark Thirthy" la protagonista si mascolinizza gradualmente) e nello stesso tempo subisce il fascino dei maschi. C'è una netta ambivalenza: da una parte la regista americana sembra voler uccidere i personaggi virili dall'altra li esalta».

In apertura citi questa frase emblematica estrapolata da "Strange days" e la definisci come il riassunto del cinema della Bigelow: "Tutti abbiamo bisogno di avventurarci nel tratto buio in fondo alla strada, è la nostra natura".

«È il senso del libro, è una frase che illumina. I suoi film sono storie di personaggi sempre sotto stress e pressione che devono scoprire i propri limiti mettendo alla prova se stessi nell'avventurarsi in territori sconosciuti attraverso lande buie e inesplorate».

Claudio Gavioli

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google