L’arte degli studenti del Venturi denuncia lo scempio della natura
MODENA. L'arte denuncia lo scempio che l'uomo fa della natura. E il disastro ambientale per eccellenza resta quello dell'ormai famosa "terra dei fuochi" in Campania. Lo sanno molto bene anche i...
MODENA. L'arte denuncia lo scempio che l'uomo fa della natura. E il disastro ambientale per eccellenza resta quello dell'ormai famosa "terra dei fuochi" in Campania. Lo sanno molto bene anche i giovani che non si sottraggono a denunciare l'orribile catastrofe causata dalle scorie radioattive che la camorra ha interrato in quei luoghi che, non molto tempo fa, godevano di una ricca e sana vegetazione. Questa volta gli studenti non scendono in piazza a protestare, ma la denuncia pare essere ancora più efficace, in quanto gli allievi dell'Istituto Venturi hanno fatto ricorso ad opere d'arte realizzate nei laboratori con il sostegno dei loro insegnanti (Italo Consorti, Tiziana Valentini, Rita Secchia, Silvana Maietta e Rita Cavallini), per testimoniare il loro impegno contro i “seminatori” di distruzione e di morte, ma anche la possibilità di porre rimedio a quell'inquietante degrado. E oggi, alle 17, nelle sale del Paradisino, in corso Cavour, inaugurazione della mostra, dal titolo “Terra e fuoco per la terra dei fuochi”. Il titolo nasce dal fatto che i ragazzi espongono una sessantina di sculture in ceramica i cui elementi fondamentali sono la terra e il fuoco, anche se non mancano opere fatte con materiali di riciclo (vetro e ferro). I lavori mirano a tracciare percorsi di cambiamento con la precisa volontà di opporre l'umanità dei gesti e del fare contro la disumanità di chi ha prodotto la terribile condizione di quelle terre del sud. Così vita e morte coniuga l'opera in ceramica, vetro e ferro di Leonardo Mantini e Federico Vincenzi, con le scorie sepolte da delinquenti e corrotti che hanno determinato la metamorfosi della natura, dove un albero apparentemente vivo si sviluppa in rami di ferro. Di metamorfosi parla anche la scultura di Rebecca Fornaciari, con la dea-madre che si trasforma per non soccombere alla violenza corrosione delle scorie, perché la vita prevalga sulla morte. Madre-natura che sa rinascere, come l'Araba Fenice, dalle sue ceneri, offre l'immagine in raku di Denise Bononcini. In argilla nera Erika Poggi ha creato “la madre” che, pur consapevole dei gravi danni recati alla natura, crede nella sua rinascita, come accade per gli elementi naturali presenti nei suoi capelli. All'uomo Alessia Monari attribuisce la capacità di trovare il giusto equilibrio con la natura, pur infestata, che tenta di contagiarlo. Di situazione di estrema precarietà e di estinzione della terra parla l'opera che Nicole Carrera ha concepito in un equilibrio instabile delle strutture. Con “i fiori proibiti” Aurora Morandi riflette su un brano della Genesi, perché la terra produca germogli e erbe, frutto con il seme.
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