Zampa: gli ex deportati, i miei attori
Parla l’autore di “Crocevia Fossoli” che viene presentato oggi alle 17.30 al Teatro dei Segni
MODENA. «Un’esperienza dietro cui facciamo tutti un passo indietro». Roberto Zampa ha raccolto le testimonianze di ex deportati della seconda guerra mondiale. I loro racconti partono dal fascismo e s’interrompono prima della partenza per la Germania. Il punto d’incontro del documentario, realizzato con Federico Baracchi, è nel “Crocevia Fossoli”. Questo il titolo della pellicola che sarà presentata oggi al Teatro dei Segni. Alle 17.30 sarà uno degli ultimi appuntamenti del ViaEmiliaDocFest, il Festival del cinema documentario, giunto alla sesta edizione, che si chiude, appunto, nella giornata odierna.
«Sono argomenti che “prendono” ancora molto - ha garantito Zampa - per quanto ci sia una sovraesposizione e le persone possano dire “va bene, lo so”. Sono temi che non possono essere sottovalutati». Per essere più diretti, i registi hanno scelto la strada del documentario e non dello sceneggiato. «Lo stile è molto crudo - ha ripreso il cineasta - c’è una persona che ti parla della sua esperienza, non è un attore che filtra il messaggio. Nella stessa intervista non si alternano tre o quattro inquadrature, ma ce n’è una sola. Le testimonianze raccontano esperienze di vita verso cui siamo tutti “verginelli” e dobbiamo fare un passo indietro. Con il documentario i contenuti emergono nella loro forma più pulita». Il documentario ha ricevuto l’Alto Patronato della presidenza della Repubblica.
«Napolitano ci ha tenuto tantissimo», ha ripreso Zampa. È una sintesi di tre anni di lavoro e ottanta ore di riprese. Ne sono state lasciate meno di due nella pellicola finale. Il resto è andato ad arricchire il patrimonio della Fondazione ex campo Fossoli, all’interno del progetto “Fonti Orali”. Non è escluso che possa servire per altri lavori, anzi. «Il materiale è a disposizione degli studiosi - ha ricordato Marzia Luppi, direttore della Fondazione - e può essere un punto di partenza per le ricerche di altri. Abbiamo l’obiettivo di coinvolgere i ragazzi, ma a noi preme raggiungere tutti coloro che vogliono sapere. La fascia tra 20 e 30 anni è quella più scoperta».
Sia per Zampa sia per Luppi il messaggio è attuale. «Viviamo in un’epoca nella quale alcuni testimoni iniziano ad avere una certa età - ha confermato il primo - almeno un paio ci hanno lasciati in questi anni». «Abbiamo la possibilità di ascoltare ancora testimoni - ha ripreso la seconda - molti dei quali dopo le riprese sono scomparsi. È l’ultima testimonianza di alcuni sopravvissuti. Si racconta una vicenda passata, degli anni prima della guerra e del conflitto, per raccontare come una generazione ha dovuto fare i conti con la dittatura e le battaglie. Si mostra come “uomini comuni” abbiano reagito, a volte obbedendo, a volte trovando la forza e il coraggio per opporsi».
Come i “Sabotatori” di cui parlano alle 15.30 Nico Guidetti e Matthias Durchfield. Una riflessione comune sul valore dell’antifascismo nel 2015, a settant’anni dalla Liberazione. La questione di fondo è se ancora oggi si senta viva la Resistenza non solo in Italia, ma anche in altri Paesi dell’Unione Europea. Alle 20.30 ci sarà il primo dei due appuntamenti con il Pasolini visto da Giuseppe Bertolucci, presentato da Giuliano Albarani, presidente dell’Istituto Storico di Modena (vedi articolo qui sotto). Tutte le proiezioni, come avvenuto nel corso dei giorni scorsi, sono gratuite.
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