La verità sui Bronzi di Riace opere d’arte unite dal caso
MODENA. Su due delle opere d'arte antica più note al mondo, gli ellenistici Bronzi di Riace conservati a Reggio Calabria, ieri da Modena e oggi da Padova giungono importanti novità prodotte dalle...
MODENA. Su due delle opere d'arte antica più note al mondo, gli ellenistici Bronzi di Riace conservati a Reggio Calabria, ieri da Modena e oggi da Padova giungono importanti novità prodotte dalle Università di Modena e della città patavina. La professoressa Sara Levi, che insegna “Metodologia della ricerca archeologica” al dipartimento di Scienze chimiche e geologiche di Unimore, spiega le novità oggi illustrate presso la Sala delle Edicole di Padova e ieri sotto la Ghirlandina. «Le novità - dice - riguardano quattro argomenti che illustriamo nel convegno “Identità tecnica dei Bronzi di Riace” sponsorizzato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. Si illustrano le novità riguardo la tecnica di forgiatura, il tipo di terra rimasta dentro le statue una volta che l'anima terrosa lascia il posto alla cera e alla colatura del metallo, la differenza che c'è tra i metalli delle due statue e la datazione al radiocarbonio dei residui organici presenti all'interno». È la prima volta che tutto viene discusso insieme. «Intanto oggi si conferma che le statue risalgono al V secolo a.C., oggi possiamo dirlo non solo dal punto di vista stilistico ma anche dall'analisi al radiocarbonio. Le tecniche di modellatura sono però differenti e anche le terre di fusione presentano diverse tipologie: probabilmente arrivano dalla stessa area, ma da due regioni diversi. Pensiamo si possa dire dal Pelopennoso nord orientale e dalla zona di Corinto, sempre in Grecia». E poi il metallo. «Il metallo delle due statue - continua Levi - senza dubbio proviene da due zone diverse e lontane del Mediterraneo. E poi c'è il tema della posizione, oggi diversa tra la statua di giovane e quella di anziano. Un braccio della statua di vecchio è stato modificato, probabilmente 2-3 secoli dopo la sua realizzazione e prima del trasporto ipotizzato in Italia. Occorre infatti ricordare che i bronzi furono individuati negli anni '70 nei resti di un naufragio antico: una nave li stava con ogni probabilità portando a un committente italiano. L’intervento fatto prima del trasporto verso l'Italia contiene un tipo di terra diverso, di un terzo posto ancora. Per questo pensiamo che il braccio sia stato rifatto e che dunque, in origine, le posizioni dovessero apparire diverse. In ogni caso le opere non nascono insieme né nello stesso periodo: penso ci siano decine di anni di distanza una dall'altra». Con questa iniziativa si comprende il ruolo importante del Dipartimento di Scienze chimiche e geologiche di Unimore che ha una ampia tradizione di studio delle ceramiche e delle terre antiche. Tra i principali docenti del convegno ci sono Sara Levi, Daniele Brunelli, Valentina Cannavò di Unimore oltre a Massimo Vidale e Gilberto Artioli di Padova, Rihard Jons di Gaslow e l'americana Pamela Vandider. Stefano Luppi
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