“Le chant des balles”: nel circo si fondono poesia e divertimento
VIGNOLA. È uno spettacolo davvero particolare quello che questa sera, al Teatro Fabbri di Vignola, andrà in scena alle 21, dopo essere stato proposto al Dadà di Castelfranco Emilia ieri. Un successo...
VIGNOLA. È uno spettacolo davvero particolare quello che questa sera, al Teatro Fabbri di Vignola, andrà in scena alle 21, dopo essere stato proposto al Dadà di Castelfranco Emilia ieri. Un successo internazionale replicato da quasi una quindicina di anni, un classico, oramai, del circo contemporaneo, quello che ha dismesso i riti, le forme della tradizione più baraccona per concentrarsi sulle abilità tecniche che possono ammantarsi di poesia associata ad un divertimento mai scurrile. “Le chant des balles”, ideato dal giocoliere Vincent de Lavenère sulle musiche di Eric Bellocq, è l’incontro fra la scrittura visiva, i virtuosismi manuali di uno dei giocolieri più originali e la ricerca musicale di uno strumentista capace di coniugare la tradizione rinascimentale con la sperimentazione contemporanea. La creatività di de Lavenère prevede che respiro, voce, ritmo entrino a pieno titolo nell’architettura dello spettacolo, ove naturalmente le palline hanno un ruolo determinante, mosse quasi da un’entità esterna, invisibile, per l’incredibile abilità dell’artista francese, che in virtù della ricerca che lo ha condotto al suo straordinario virtuosismo ha saputo ispirare un’ampia riflessione sul linguaggio anche musicale della giocoleria. De Lavenère, appassionato di etnomusicologia, da sempre è proteso ad analizzare e a scoprire le potenzialità creative di una giocoleria che si misuri con la ricerca scientifica, musicale, artistica in senso lato, promuovendo anche l’ideazione di strumenti acustici che ne supportino l’attività.
Eric Bellocq, viceversa, appartiene ad un ambiente decisamente più accademico. Docente al Conservatorio nazionale superiore di musica e danza di Parigi, in repertorio ha un’ampia attività sia concertistica che discografica che spazia da Orazio Vecchi a Luciano Berio, collaborazioni con ensemble barocchi e musicisti jazz, un’importante vocazione pedagogica e i premi più disparati, a conferma di una duttilità non proprio consueta in uno specialista del liuto. Insieme i due hanno dato vita ad una compagnia che porta lo stesso nome dello spettacolo, diretto da Remy Ballagué, che li vede insieme sul palco all’insegna di un forte rigore espressivo che peraltro non vincola minimamente la loro capacità di improvvisare soluzione sempre più ardite ma nel contempo sempre più divertenti. Quest’ultimo aspetto è forse quello che verrà maggiormente rimarcato nella ripresa dello spettacolo al modenese Teatro delle Passioni nelle serate attorno a Capodanno.
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