Gazzetta di Modena

Francesco Guccini: «La mia Modena in musica e parole»

di Stefano Luppi
Francesco Guccini: «La mia Modena in musica e parole»

All’osteria Moretto un incontro col maestro tra aneddoti, storie e amicizie dei suoi 75 anni

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BOLOGNA. Francesco Guccini, mito della musica, si racconta. «Non ho mai imparato il dialetto di Bologna, mentre quello di Modena lo parlo anche se nella mia città natale - sono venuto alla luce il 14 giugno 1940, lo stesso giorno in cui divenne operativo il campo di Auschwitz - vissi anni traumatici. I primi cinque anni della vita infatti li passai al mulino dei nonni, in Appennino a Pàvana dove oggi sono tornato a vivere stabilmente, poi con la fine della guerra ci trasferimmo a Modena perché mio papà riprese il suo lavoro alle Poste. Per me fu traumatico passare dalle grande casa dei nonni al piccolo appartamento in città: restai lì quindici anni e poi mi trasferii a Bologna, città che non dormiva mai». Il Maestrone, ancora oggi amatissimo da più generazioni di appassionati, anche se da due anni ha smesso di cantare, ieri ha dato appuntamento alla stampa all'osteria Moretto della città felsinea («Venivo con gli amici tutte le sere in questo posto, alla fine degli anni Sessanta» dice) per presentare il suo nuovo libro e la sua opera musicale “monumentale” in uscita il 27 novembre. La raccolta è intitolata “Se io avessi previsto tutto questo. Gli amici, la strada, le canzoni” ed è proposta in due versioni: deluxe in 4 cd e super deluxe in 10 cd, cofanetti che contengono 60 tracce con il meglio della produzione dell'artista tra album registrati in studio, inediti, collaborazioni e rarità tra cui una versione alternativa di “Eskimo” che andrà solo a chi acquisterà l'opera il 27 novembre via iTunes. Ieri Guccini si è anche molto intrattenuto su altri suoi aspetti di vita sotto la Ghirlandina come i due anni, 1959-1960, trascorsi come giornalista alla Gazzetta dell'Emilia, la vecchia denominazione della Gazzetta di Modena. «Mi sono molto divertito alla Gazzetta - dice Guccini - anche se era faticosissimo: iniziavamo a lavorare alle 3 del pomeriggio e poi fino a notte, io facevo il giro della nera ogni giorno, però mi sono anche occupato della terza pagina culturale. Me ne andai quando, dopo due anni di lavoro, feci dieci giorni di ferie e al rientro mi diedero 10 invece di 20mila lire mensili, feci due conti e me ne andai. Quasi tutti quelli che lavoravano lì purtroppo se ne sono andati per l'età. Dopo la Gazzetta grazie al batterista Alfio Cantarella e altri amici iniziammo a suonare nel primo gruppo al quale partecipai, i Marino's che poi divennero i Gatti. Pochi anni dopo Maurizio Vandelli mi chiese di entrare nell'Equipe '84 che iniziava ad avere successo, io con rammarico dissi no e nel 1964 pubblicai la prima canzone, Auschwitz, con il titolo Canzone del bambino nel vento. La cantò l'Equipe '84 e io, pensando non avesse successo, non la registrati mai alla Siae». Anche ieri Guccini, che per ramo paterno è di Pàvana e per ramo materno di Carpi, si è abbandonato ai ricordi, intrecciandoli con i racconti di canzoni che hanno fatto la storia della musica. Dio è morto è del 1966, Radici dei primi anni '70 e l'album “L'ultima Thule”: «Oggi non ho più voglia di cantare - dice Guccini - anche perché non imbraccio più la chitarra: le mie canzoni sono sempre nate così, da pochi accordi subito accompagnati dalle parole. All'inizio le canzoni mi venivano in pochi minuti, la Locomotiva in appena 20, mentre per quelle degli ultimi album ho fatto più fatica. Del resto la canzone è per me più difficile da realizzare rispetto alla parola scritta. Certo mi manca molto il pubblico e soprattutto le battute e gli scherzi dei miei musicisti». Chi ama Guccini lo potrà incontrare l'1 dicembre a Bologna, alle 18 alle librerie Coop Ambasciatori. Nel cd ci sono anche Piccola città (Modena) e Gerardo nuvola 'e povere con Renzo Avitabile. Informazioni su www.francescoguccini.it.

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