“Vittime del silenzio”: la danza contro la violenza alle donne
MODENA. “Vittime del silenzio” è il titolo dello spettacolo che andrà in scena domani sera alle 21 al Teatro Comunale Luciano Pavarotti con la regia di Arturo Cannistrà. Parte del progetto “Leggere...
MODENA. “Vittime del silenzio” è il titolo dello spettacolo che andrà in scena domani sera alle 21 al Teatro Comunale Luciano Pavarotti con la regia di Arturo Cannistrà. Parte del progetto “Leggere per Ballare”, lo spettacolo è prodotto a Modena in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, è frutto di una stretta sinergia fra istituzioni, scuole di danza, comunità cittadina e Centro documentazione donna. I testi letterari da cui sono tratti i quadri di danza riprendono testi di da Dacia Maraini, Dante Alighieri, Alessandro Manzoni, Bianca Belvederi, Victor Hugo, Thick Nhat Hanh, Martin Luther King o la Convenzione di Istanbul. L’evento vuole offrire una riflessione sulle motivazioni storiche e culturali del silenzio che circonda da sempre la violenza maschile sulle donne, avviando una riflessione formativa sugli stereotipi che ancora alimentano modelli di relazioni impari basati sulla disuguaglianza di potere nella società. Promosso da Comune di Modena, Centro documentazione donna, Federazione Nazionale Associazioni Scuole di Danza, ATER, Fondazione Teatro Comunale Modena, con il patrocinio della Regione Emilia Romagna. I costumi di uno dei tableau vivant sono stati realizzati da Francesca e Roberta Vecchi. Abbiamo raggiunto le due sorelle sul set del nuovo film di Daniele Vicari a Roma: “Ci siamo occupate del passo a due che racconta la storia di Maria Regina Pedena - raccontano Francesca e Roberta - una ragazza modenese morta nel 1827 per sfuggire alla foga di Eleuterio Malagoli, noto liutaio del tempo, che voleva possederla. Esiste una sola immagine di questa sfortunata quindicenne, un quadro che la ritrae distesa circondata dai gigli. La nostra chiave di lettura dell’accaduto è molto contemporanea, con un rimando ai nostri lavori come Diaz. Abbiamo mantenuto una figura che rispecchiasse la figura storica del personaggio con una ballerina che fa piccolissimi movimenti con un abito anni ’50 con un giglio, utilizzando il bianco e azzurro. Poi due ballerini impegnati in un pas de deux con costumi stilizzati nei quali il colore rosso (la passione, l’ira, il sangue, l’odio che per noi non va celato, anzi va ben raccontato con tanto coraggio) è preponderante. Creare costumi per il balletto è una sfida che ci affascina sempre, perché dobbiamo tenere conto dei movimenti che i danzatori devono compiere e nel contempo ridare vita ad abiti e persone che hanno già avuto una loro esistenza terrena”. Lo spettacolo verrà replicato il 26 alle 10 solo per le scuole.
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