Cultura e storia, un filo unisce Modena e Tirana
Sabato si inaugura la mostra al Museo Civico: fotografie, video e documenti raccontano i rapporti tra le due città. Una serie di iniziative legate all’evento
MODENA. Fotografie, video, lettere, interviste e altri documenti raccontano, da sabato alle 18, presso il Museo Civico i rapporti tra Modena e Tirana (andata e ritorno), dal tramonto dell'impero ottomano alle due guerre, dall'esperienza coloniale alla dittatura di Hoxha, dal post-comunismo ad oggi. La mostra, che fa parte del progetto "Albania-Italia, due sponde dello stesso mare", avviato da Ilaria Pulini, già direttrice del Museo Civico Archelogico, assume carattere storico, ma si fonda soprattutto «su storie private e sulla loro tutela» sostiene Francesca Piccinini, direttrice dei Musei Civici.
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La parte più emozionale della rassegna, a cura, con Giuseppe Gallina, della Pulini, Rossella Ruggeri e Cristiana Zanasi che hanno realizzato il catalogo, è affidata al cortometraggio "Sue proprie mani" (già presentato al Maxxi di Roma) degli artisti Adrian Paci e Roland Sejko, presenti all'inaugurazione, che verificano stati d'animo e sentimenti di italiani o albanesi di origine italiana, segregati in Albania, dopo la fine della seconda guerra mondiale. Le loro lettere, mai pervenute ai familiari, sono state ritrovate nel 2000 presso l'Archivio di Stato albanese.
Non potevano mancare documenti legati all'occupazione italiana che evidenziano il carattere della propaganda fascista, le grandi opere eseguite anche con il contributo di aziende e architetti emiliani. In questa sezione, la seconda, emerge la figura dell'archeologo Luigi Maria Ugolini impegnato nella "Missione" archeologica italiana in Albania. Spazio, nella terza sezione, a diari e storie di militari, individuati persino nei volti, che offrono la dimensione di una sofferenza indicibile durante gli anni di prigionia, quando era lecita la pratica della violenza. E ciò emerge dalle loro inquietanti interviste.
Il visitatore si imbatte, agli inizi del percorso, nelle immagini di "tipi albanesi" dell'esule piacentino Pietro Marubi che, a fine '800, fondò il primo studio fotografico albanese. Un archivio che l'Unesco ha riconosciuto patrimonio internazionale. Da vedere le testimonianze di Antonio Baldacci e Guido Corni attenti conoscitori dell'Albania che annovera tra i suoi miti l'eroe Scanderbeg. Più vicina a noi l'ultima sezione dell'esposizione, aperta fino al 5 giugno, che pone l'accento sulle cooperazione tra la nostra regione e l'Albania, dai primi anni '90, con il Campo Modena di Scutari, nell'Ambito della Missione Arcobaleno, e le attività di Ert. A sottolineare l'amicizia tra i due paesi sono le voci di allievi ufficiali dell'Accademia, studenti e lavoratori che vivono a Modena. «La manifestazione afferma - dice l'assessore alla cultura Cavazza - il valore della memoria e una relazione particolare che continua tuttora tra i due popoli». «Si avvera - aggiunge Marco Turci, presidente dell'associazione Moxa, Modena per gli altri, che ha collaborato al progetto - il recupero delle memorie coloniali di privati, un discorso di intercultura. Ora la comunità albanese a Modena è tra le più popolate». Il progetto merita attenzione. Si parte domani alle 17.30 in Comune con "Le donne in Albania: storia di vita e diritti". Ne parleranno, dopo l'introduzione di Livia Turci, presidente Fondazione Nilde Iotti, la scrittrice Diana Ciuli e la docente Delina Fico. E sabato, giorno dell'indipendenza albanese, alle 17.30, a Palazzo dei Musei, proiezione del documentario "La Traversata", a cura di VoiceOff. Alle 19.30, presso l'Auditoriun Marco Biagi, dopo il buffet, il concerto "Spartiti per Scutari Orkestra", diretta da Bardh Jacova (ingresso 12 euro). Il 19 dicembre, alle 17, presentazione dell'agenda interculturale 2016 con Cécile Kyenge.
Michele Fuoco
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