Il pittore della malinconia
Alla Galleria Deco la Venezia del romantico Miti Zanetti
VIGNOLA. Per uno spirito romantico, come Giuseppe Miti Zanetti (Modena 1859 - Milano 1929), Venezia si rivelava luogo ideale per viverci e lavorare. Una sorta di empatia per la conciliazione tra la tristezza e l'amarezza di fondo dell'artista e la malinconia dei luoghi. Miti Zanetti si stabilì, nel 1984, nella città lagunare, dopo una visita a 19 anni su invito di Emanuele Brugnoli. E nel 1985 era già, con l'opera “Venezia addormentata”, alla Biennale di Venezia, alla quale sarà chiamato fino al 1926 per ben 15 volte. Anche dopo la morte la sua pittura farà parte dell'esposizione internazionale: nel 1932, per la rassegna “Trent'anni d'arte veneziana”, e nel 1935 per la mostra commemorativa dei “40 anni della Biennale”. Un'opera che trovava una maniera forte di rappresentazione, con un tessuto pittorico capace di rispecchiare il paesaggio come esperienza interiore, intensità di sentimento, coinvolgimento emotivo dell'autore che nel quadro avverava il riconoscimento della nuova condizione poetica del tempo. Il che spiega l'attenzione di acquirenti d'eccezione come il Re Umberto I, la Regina Madre, la Duchessa d'Aosta, il Principe reggente di Baviera, Giuseppe Ricci Oddi che donavano le opere ai musei perché diventassero patrimonio pubblico. E per la considerazione di cui ha goduto, sono stati tanti i collezionisti, dai quali Margherita Franchini ha recuperato 10 opere, anche di grandi dimensioni e talvolta con cornici d'epoca, esposte fino al 31 dicembre alla Galleria Deco di Vignola, in via Barozzi. E a Venezia sono legate le vedute di CanalGrande, canali, barche, la città notturna, il campanile della Chiesa dell'Orto, con colori di intonazione monocromatica spesso cupa, rispondenti allo stato d'animo inquieto e dolente dell'artista. Il critico Ugo Ojetti parlava, nel catalogo della Biennale del 1910, di “un'arte di mistero che si impadronisce di noi e ci persegue anche quando siamo lontani dall'opera”. E l'intensità di un linguaggio tramato su due o tre toni si manifesta pure nelle “Prealpi”, “Mietitura di grano”, “Pesaggio con figura”, “Il castello di Duino”, “Alberi” che sembrano parlare di oscuri legami di rispondenza tra la natura e l'uomo. «Tutti, o quasi, i suoi quadri - sosteneva Ojetti - si potrebbero raccogliere sotto il titolo “Il dramma della luce e dell'ombra”. Miti Zanetti è un pittore di una tragicità romantica».
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