“L’Imperatrice” di Silvia Vaccari Un’ispirazione lunga vent’anni
BOMPORTO. Si narra che J.K. Rowling, la scrittrice britannica diventata celebre per la saga di Harry Potter, abbia sviluppato il primo romanzo della fortunata serie - “Harry Potter e la pietra...
BOMPORTO. Si narra che J.K. Rowling, la scrittrice britannica diventata celebre per la saga di Harry Potter, abbia sviluppato il primo romanzo della fortunata serie - “Harry Potter e la pietra filosofale” - nei ritagli di tempo, tra attese per un treno in ritardo, pause pranzo dal lavoro e soste al pub del cognato in cui scriveva in compagnia della figlia Jessica.
Dall’Inghilterra della Rowling alla nostra Modena, il passo non è breve, ma molto simile in fatto di genesi di un romanzo. C’è infatti una scrittrice, modenese di nascita e di Bomporto d’adozione, che più di vent’anni fa - tra l’‘89 e il ’95 - ha iniziato a scrivere il suo libro tra giornate libere fatte di ricerche e fotocopie in biblioteca, pause dalla sua attività lavorativa nella grande distribuzione e prime bozze stese “su dei pizzini volanti” - come ammette lei stessa - seduta in macchina.
La scrittrice in questione è Silvia Vaccari, e il suo romanzo - uscito ieri per Fazi Editore dopo vent’anni dall’inizio della stesura - è “L’Imperatrice”, la storia di una cortigiana, Lucrezia, ambientata tra i fasti e la ricchezza della Roma rinascimentale, che offre però molti spunti anche sull’eccessiva opulenza e su certe contorte dinamiche sociali che caratterizzano purtroppo anche la Roma attuale.
“L’Imperatrice”, che tipo di romanzo è?
«È la storia vera di una donna, Lucrezia, figlia di una prostituta e di un prelato, educata fin da piccola per diventare l’imperatrice delle cortigiane, figure che avevano un ruolo sociale importante e molto rispettato all’epoca. Lo scenario entro cui si muove la protagonista è quello della ricca corte dei Borgia, di quella Roma rinascimentale in cui tra il rifiorire delle arti e dei cenacoli letterari, spiccavano le sontuose feste della potente dinastia Borgia, condite da eccessi e sfarzo, come da intrighi di potere e legami di dubbia natura tra uomini potenti, prelati “carrieristi” e donne di corte. È un romanzo che corre veloce, dal ritmo incalzante, che oltre ad offrire diverse riflessioni su come i mali della Roma attuale partano da molto lontano, coinvolge il lettore pagina dopo pagina nella storia di Lucrezia, che proprio come una donna d’oggi, finisce per cadere vittima di uomini sbagliati che la intrappolano dentro un amore malato».
Intorno alla protagonista Lucrezia, si muovono tanti altri personaggi dell’epoca: quali sono i principali?
«Lo special guest del romanzo è il famoso pittore Raffaello Sanzio, di cui dipingo nella seconda parte del libro un ritratto più privato, mettendo in luce quelle che erano, per un ragazzo alle prime armi e semplice “madonnaro”, tutte le ansie e l’invidia verso un artista geniale e già affermato come Michelangelo. Sarà però di Raffaello l’intuizione giusta, quella di scegliere come modella per il suo famoso dipinto “Il trionfo di Galatea” proprio Lucrezia, e partendo da questo incontro reale ho sviluppato il romanzo sulla falsa riga del libro “La ragazza con l’orecchino di perla” di Tracy Chevalier, che ha preso spunto dal famoso dipinto di Vermeer “Ragazza col turbante”. Tanti sono poi i personaggi che chiamo “non partecipanti” perché semplicemente nominati dai protagonisti, come Lucrezia e Cesare Borgia e Papa Giulio II, detto “il guerriero”, una figura agli opposti del Papa Francesco attuale».
“L’Imperatrice” ti ha tenuta impegnata tra “le sudate carte” per cinque anni, e venti ce ne sono voluti perché venisse pubblicato…
«Tutto è partito da un saggio che ho letto sulla figura dimenticata di Lucrezia, unito a diversi testi sul rinascimento su cui mi sono documentata nei primi anni ’90, in cui internet non c’era ancora e le biblioteche sono diventate così la mia seconda casa. Non avendo fatto il liceo, ho dovuto fare molta ricerca anche sul latino, ma amo immergermi nella storia di cui scrivo, studiare bene i personaggi e la loro epoca, perché solo così hai una buona base reale da cui partire per romanzare. In Italia non è facile pubblicare, ecco perché il romanzo è uscito solo ora, ma mi ritengo una cantastorie, ho sempre amato scrivere fin da piccola, dal classico diario ai primi racconti, e non mi sono mai arresa perché fare la scrittrice è sempre stato il mio sogno».
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