Nel monastero da oggi rivive l’affresco di Bernardino Cervi
Recuperata grazie ad Edvige Rangoni Macchiavelli che ha finanziato i lavori e alla perizia del restauratore Luca Rubini, l’opera viene presentata alle 16.30
MODENA. Oggi è un giorno importante per l'arte modenese. Verrà infatti presentato il restauro di una notevole testimonianza artistica, che si pensava perduta, al monastero benedettino di san Pietro. Alcuni mesi fa infatti, durante lavori di riqualificazione della struttura annessa all'abbazia, è stato scoperto un ampio affresco che è giunto fino a noi, almeno nella più ampia e importante parte superiore, e che raffigura una scena di San Benedetto che incontra re Totila. Secondo la critica anche la mano che ha eseguito la pittura è molto importante, perché sarebbe quella di Bernardino Cervi (1600 ca. - 1630), noto pittore modenese che ha lavorato tanto anche a Carpi. I lavori tra l'altro sono stati finanziati da Edvige Rangoni Machiavelli, imprenditrice e presidente degli Amici della Galleria Estense, in memoria della sorella Antonella scomparsa a Roma 7 anni fa a causa di un tragico incidente.
Oggi alle 16,30 presso il monastero benedettino, sala di Santa Scolastica, è prevista la presentazione ufficiale della nuova scoperta. Ne discuteranno Stefano de Pascalis, priore dei benedettini di Modena, Sabina Magrini, Segretario regionale del ministero per i Beni Culturali, Sonia Cavicchioli docente all'Università di Bologna, il restauratore Luca Rubini e il direttore dei lavori Vincenzo Vandelli. «Le condizioni in cui l'affresco si presentava mesi fa - spiega Sonia Cavicchioli - facevano solamente intuire la bellezza e l'importanza dell'opera che si è rivelata di qualità notevole, nonostante l'imperfetta conservazione d'insieme e la perdita della zona bassa dell'affresco. In origine la pittura occupava l'intera parete accanto al passaggio verso l'ingresso in chiesa: era dunque la conclusione del lungo corridoio che portava i monaci dal dormitorio alla preghiera. Alla loro meditazione era offerta la scena riemersa grazie al restauro: l'incontro di san Benedetto con il re ostrogoto Totila, narrato da Gregorio Magno nei “Dialoghi”, durante il quale il santo perdona il barbaro che aveva tentato di ingannarlo inviando al suo posto un servo mascherato». L'opera era citata nei documenti del Sei e Settecento, dipinta nel monastero intorno al 1626 e attribuita a Bernardino Cervi. Dei lavori di riqualificazione si è occupato il restautore Rubini: «Il pittore - spiega - salì sui ponteggi per almeno diciassette giornate. Le giunture molto curate e impercettibili, fanno pensare a una luce naturale che all'epoca, forse era più copiosa di quanto possiamo osservare oggi. Cervi, o il suo quadraturista, misero mano alla superficie ancora fresca, incidendo primariamente linee sicure e dirette sull'intonaco ancora pastoso. Ci sono incertezza nell'opera, ma poi si vedono tratti di lapis e tracce sperdute su campiture cerulee, di quel bell'azzurro a smaltino ottenuto dal vetro colorato e macinato nel mortaio. L'affresco si pensava scomparso poi qualcuno nel corso degli anni si è accorto del monaco in meditazione al centro di un loggiato e scavando è emerso l'intero affresco. Ho messo mano a profonde abrasioni del colore, pesanti martellature dell'intonaco, fori e distacchi, dopo avere rimosso colori edili sovrapposti e a seguire la pulitura con acqua distillata per rimuovere gli annebbiamenti e i residui di sporco». Infine Vincenzo Vandelli, il direttore dei lavori e progettista insieme al collega Domenico Biondi: «La struttura del monastero era ricca di decorazioni e abbiamo ancora molto patrimonio da scoprire. Mano a mano facciamo i lavori e arriveranno altre sorprese».
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