Gazzetta di Modena

“L’onorevole” di Sciascia: impietosa analisi della politica

di Andrea Marcheselli
“L’onorevole” di Sciascia: impietosa analisi della politica

Lo spettacolo che ha adattamento e regia di Enzo Vetrano e Stefano Randisi racconta, come un’amara profezia intrigante e ironica, di connivenze e affari

2 MINUTI DI LETTURA





VIGNOLA. È uno spettacolo di grande attualità quello che questa sera Enzo Vetrano e Stefano Randisi propongono al vignolese Teatro Fabbri, alle 21. “L'onorevole”, dramma in tre atti pubblicato da Leonardo Sciascia nel 1965, ma scritto presumibilmente l'estate precedente, è un testo che con sferzante ironia dimostra come dietro il successo sociale possa nascondersi l'abbandono di qualsiasi principio morale, lasciando il sospetto dell'ineluttabilità di una simile caduta, soprattutto se si viene coinvolti nella politica e, conseguentemente, nei giochi tra quest'ultima e il malaffare.

Il professor Frangipane è un insegnante di lettere cui inaspettatamente viene spianata la strada dell'ascesa al potere, fino a diventare Ministro, perché considerato modello di assoluta onestà e provato spessore culturale. A sorreggerlo una carriera scolastica integerrima, una famiglia che lo ammira e lo sostiene, ma anche un establishment politico che poco alla volta lo introduce agli inevitabili compromessi che, passo dopo passo, travolgono tutto il suo mondo, sia che questo provi a resistervi sia che, viceversa, vi si adagi con felice soddisfazione.

Allestita da Enzo Vetrano e Stefano Randisi, un duo ormai storico del teatro italiano contemporaneo, e coprodotta da Emilia Romagna Teatro e dal palermitano Teatro Biondo, questa “commedia senza commedia” (come ebbe a definirla lo stesso Sciascia) è stata riadattata in un atto unico che è soprattutto un severo quanto arguto atto di accusa contro la classe politica italiana tout court, senza distinzione di epoca e di partito.

Benché infatti ambientata nei primi decenni della repubblica la vicenda ripropone le stesse connivenze tra affari e politica, mafia e istituzioni, gli alti prelati e la finanza che riempiono ancor oggi le cronache italiane. E pure il sorprendente e disarmante epilogo introduce ad una percezione della realtà molto vicina a quella avvolta nello stolido glamour che caratterizza il nostro tempo.

Sulla scena, oltre a Vetrano e Randisi, il primo nei panni di Frangipane e il secondo in quelli di monsignor Barbarino, anima occulta della sua parabola politica, sono Susanna Marcomeni, la moglie Assunta che assisterà impotente allo sgretolarsi degli ideali sui quali riteneva si fondasse la propria famiglia, Aurelio D’Amore, Aurora Falcone e Dario Raimondi, i figli e il futuro genero del professore, Antonio Lo Presti, Giovanni Moschella e Alessio Barone, le immancabili figure di contorno nel perverso valzer della politica dominata dalle ambizioni personali. Le scene sono di Mela Dell'Erba e le luci di Max Mugnai, autori in questa occasione di soluzioni tecniche e stilistiche di particolare originalità.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google