Gazzetta di Modena

I legami tra arte e industria

di Michele Fuoco
I legami tra arte e industria

Alla Schluter Systems “40 anni di ricerca” di Venturelli

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FIORANO. Quarant'anni fa Adriano Venturelli espose i suoi lavori alla galleria Effemeridi di Modena, in via Scarpa. Era il 1975. L'artista aveva allora 22 anni. Nello stesso anno nasceva in Germania la Schluter-Systems, azienda specializzata nel settore edilizio, che diventerà multinazionale, con sede italiana a Fiorano. È qui che si sono incontrati l'artista di Formigine con i vertici dell'azienda, con operatori del settore e personaggi del mondo della cultura, per festeggiare insieme “40 anni di contemporaneità”. Un percorso di ricerche, di risultati d'avanguardia verificati dalle opere, dal 1973 ad oggi, che Venturelli ha selezionato per questa occasione, e dalla produzione innovativa della multinazionale. «L'arte contemporanea, per sua definizione, rompe gli schemi, invita - dice l'amministatore delegato Georg Peter Schlangen - ad un approccio diverso, cerca di stupire e incuriosire con concetti sempre innovativi. “Rompere gli schemi” potrebbe essere anche il motivo della nostra azienda. Schluter-Systems è una voce fuori dal coro che mette in discussione “schemi” ormai consolidati per il mondo edile e in particolare per la posa della ceramica. Dopo 40 anni l'azienda trova soddisfazioni nell'approdare a nuove soluzioni, e Venturelli ha ancora la forza di andare avanti». La mostra (collaborazione della sociatà “Anima&corpo” che promuove l'opera dell'artista), aperta fino al 22 dicembre, ne indica il cammino, partendo dalle acqueforti-acquetinte degli anni Settanta, che il critico Giorgio Celli scelse per la Biennale di Venezia del 1986, nella sezione “Arte e Biologia”, trovando un parallelismo tra le forme rivelate dal microscopio e quelle offerte dalla ricerca astratta degli artisti. E il livello di astrazione è sempre alto nelle sue opere, con immagini consolidate da forme che ne unificano articolazioni e strutture, come nei materici del 1985-1990 (un quadro del 1984 è stato acquisito dalla multinazionale), nei “full metal jacket” (2007-2015), fondati sulla profondità di sostanze dure e opache anche le più estranee, compresi metalli, capaci di trattenere luce ed energia. E l'analisi della materia abbandona i temi di impegno sociale (“Rosso Battisti” e “Dannosi”) per farsi indagine pittorica, “contaminata” dall'uso di tecnologie digitali, nella recente serie di “red and black” con i dominanti colori rossi e neri che avverano la poetica dell'“opera aperta”.

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