Gazzetta di Modena

La buona domenica: "La vita deve riorientarsi in un cammino di conversione"

di don Luca Balugani
La buona domenica: "La vita deve riorientarsi in un cammino di conversione"

“Tiberio Cesare… Ponzio Pilato… Erode… Filippo… Lisània… Anna e Càifa… Giovanni, figlio di Zaccaria” (Lc 3,1-2). Privilegiando un nome come introduzione di questa rubrica, oggi...

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“Tiberio Cesare… Ponzio Pilato… Erode… Filippo… Lisània… Anna e Càifa… Giovanni, figlio di Zaccaria” (Lc 3,1-2). Privilegiando un nome come introduzione di questa rubrica, oggi ci si ritrova in un apparente imbarazzo della scelta. Solo apparente, però, perché con una tecnica quasi cinematografica, lo zoom partito dall'impero si restringe ad un punto (peraltro nel deserto) per soffermarsi sul figlio di uno sconosciuto sacerdote, che aveva avuto la fortuna nella vita di celebrare il culto nel Tempio.

E proprio in quel giorno a lui ed alla consorte era stata preannunciata la nascita di un bambino, atteso a lungo da una coppia ormai prossima alla vecchiaia e colpita dalla sterilità. Un primo centro di questo brano è Giovanni il battezzatore, molto di più degli altri personaggi storici a lui contemporanei. Infatti i grandi della storia sono snobbati a Dio. Un puntino nel deserto: questo è Giovanni il predicatore e presto battezzatore. Un uomo che rinuncia o abbandona la sua carriera sacerdotale (trasmessa per via di sangue) per iniziare una vita eremitica invitando alla conversione quegli ascoltatori che si recheranno nel deserto pur di incontrarlo. Forse le folle si riducevano a qualche decina di persone, ma la sua opera è rimasta assai più che quella dei tanti nominati dopo Tiberio, che devono la loro fama più al fatto di essere ricordati nel vangelo che non a meriti propri.

La sua predicazione già la conosciamo: è debitrice di Isaia, che invitava a rendere agevole la venuta del Signore. Il modo però è quello di una giustizia verso gli ultimi, che parte da una radicale conversione personale e non quello di un culto sterile. Giovanni non usa mezzi termini per rimproverare i suoi ascoltatori ed esortarli alla conversione: e questo gli costerà la testa, in senso letterale. Ma l'evangelista Luca sottolinea che lo scopo di questa predicazione senza fronzoli non è un J'accuse indiscriminato e senza possibilità di remissione, ma è la salvezza di tutti gli uomini. Una salvezza che non è soltanto annunciata come cosa futura: è visibile e pertanto dovrà essere vista da tutti.

È qualcosa che avviene e che si compie nel presente. Immaginare che ciò possa realizzarsi a partire dal deserto di Giuda e da un Giovanni Battista non aveva certamente quell'influenza mondiale che poteva caratterizzare l'imperatore Tiberio è a dir poco singolare. Eppure, per arrivare a tutti, Dio parte da un deserto sassoso collocato alla periferia dell'impero. Ciò è possibile perché abbiamo un secondo centro in questa pagina evangelica, un secondo soggetto: la Parola di Dio. Giovanni non è portatore di parole proprie, ma di una parola che viene da Dio e per questo ha la forza di diffondersi nel mondo a prescindere da chi la annunci. Giovanni predica la conversione invitando ad andare a quell'essenziale che caratterizza la vita quando si risiede in un luogo inospitale. Una conversione che avviene per battesimo, cioè per immersione. Occorre pertanto stare immersi, un po' come se si fosse 'a bagnomaria': la conversione non è un atto definitivo. È un processo, un essere dentro un cammino di conversione.

Contrariamente alle tante attese magiche che caratterizzano noi uomini, che vorremmo un cambiamento improvviso e (perché no?) a poco costo, Giovanni parla di un battesimo di conversione: una conversione nella quale stare immersi o una conversione che avviene proprio perché si sta immersi in ciò che essenziale alla vita. “Battesimo di conversione” non ha ancora un'accezione liturgica, non è un rito compiuto con l'acqua: è una realtà che il sacramento va a significare ma non ad esaurire. Un po' come quando si parla del perdono: esso avviene da parte di Dio e viene espresso nel sacramento della Penitenza. Ma non è legato alla parola o meno di un uomo come se questo potere gli appartenesse in esclusiva. Il perdono di Dio viene concesso solo da Dio, ma dalla venuta di Gesù abbiamo certezza e forza che anche gli uomini sono in grado di concedersi reciprocamente il perdono e di riammettersi all'interno di una comunità. Giovanni (e con lui anche papa Francesco con il Giubileo della misericordia) non invita tanto a confessarsi, quanto a riorientare la vita, a stare in un cammino di conversione.

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