“L’uomo, la bestia e la virtù”: commedia di Pirandello al dadà di Castelfranco
Giuseppe Dipasquale dirige Geppy Gleijeses, Marianella Bargilli e Marco Messeri ne “L’uomo, la bestia e la virtù”, una commedia di Luigi Pirandello in scena al Teatro dadà di castelfranco
CASTELFRANCO. Giuseppe Dipasquale dirige Geppy Gleijeses, Marianella Bargilli e Marco Messeri ne “L’uomo, la bestia e la virtù”, una commedia di Luigi Pirandello in scena, alle 21 del 9 dicembre, al Teatro Dadà di Castelfranco. Completano il cast Renata Zamengo, Mimmo Mignemi, Vincenzo Leto.
Inizialmente discussa da pubblico e critica per i suoi toni licenziosi, “L’uomo, la bestia e la virtù” è oggi una delle commedie più rappresentate della produzione teatrale pirandelliana. Un Pirandello a tratti comico ma con risvolti di grande amarezza di fronte ai soprusi di un uomo prepotente e dispotico perpetrati nei confronti di una moglie debole e trascurata, ridotta a un essere privo di identità e di autonomia, e di un modesto professore di lei perdutamente innamorato.
Il tema della farsa è ben rappresentato dal titolo. L’uomo è la prima maschera, quella del professor Paolino che nasconde sotto il suo ostentato perbenismo una relazione clandestina con la signora Perella, la quale a sua volta indossa la maschera della virtù fingendosi una morigerata e pudica madre di famiglia praticamente abbandonata dal marito, capitano di marina che indossa la maschera della bestia. Questi convive con una donna a Napoli e, nelle rare occasioni in cui incontra la moglie rifiuta, con ogni pretesto, di avere rapporti con lei.
A rompere questo delicato intreccio è una gravidanza inaspettata della signora Perella, di fronte alla quale il professor Paolino cercherà in tutti i modi di ristabilire, con ipocrisia, il buon ordine borghese fra sotterfugi, inganni, colpi di scena e segreti.
I due atti scorrono frizzanti, in un'alternanza di stati d'animo che oscillano tra il grottesco e l'esilarante. Bello il taglio dato dalla regia ai tre protagonisti principali della commedia: la moglie, che nel secondo atto diviene addirittura marionetta, dando così pienamente l'idea di chi viene svuotato della propria essenza ed è in balìa delle altrui pretese; il marito, che nasconde la sua incapacità di amare dietro una esagerata rigidità e cattiveria; il signor Paolino, che dei tre è colui che maggiormente incarna le mille facce dell'uomo medio, in perenne lotta contro se stesso, contro gli eventi, sospeso tra essere ed apparire, tra ciò che si prova interiormente e ciò che invece si deve dimostrare esteriormente, ingabbiato tra ipocrisia e perbenismo forzato. I biglietti si possono acquistare a partire dalle 20 del giorno dello spettacolo.
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