Gazzetta di Modena

Ai Musei di Modema mostra sul Tassoni lo spirito bisquadro “padre” della Secchia

di Michele Fuoco
Ai Musei di Modema mostra sul Tassoni lo spirito bisquadro “padre” della Secchia

“Spirito bisquadro”: così Alessandro Tassoni (1565 -1635) volle definirsi quando fu ammesso all'Accademia degli Umoristi di Roma, di cui fu Principe tra il 1606 e il 1607. A lui Modena dedica una mostra allestita ai Musei Civici .

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MODENA. “Spirito bisquadro”: così Alessandro Tassoni (1565 -1635) volle definirsi quando fu ammesso all'Accademia degli Umoristi di Roma, di cui fu Principe tra il 1606 e il 1607. Una espressione che calzava a pennello al suo temperamento indomito, bizzarro, polemico, dissacrante, con una predisposizione all'ironia, all'invettiva e al litigio.

“Spirito bisquadro” è il titolo della mostra, da sabato 12 dicembre, alle 17 a Palazzo dei Musei, a «coronamento delle celebrazioni - dice la direttrice Francesca Piccinini - per il 450esimo della nascita del poeta e scrittore, con l'attitudine a trattare anche temi scientifici ed economici». La mostra, a cura di Grazia Biondi e Cristina Stefani del Comitato scientifico (ne fanno parte anche la Piccinini, Maria Cristina Cabani dell'Università di Pisa, e Gabriele Bucchi dell'Università di Losanna) terminerà il 13 marzo 2016 e saranno coinvolte pure le scuole.

Al centro dell'esposizione è “La Secchia”, quella vecchia secchia in abete del XIV secolo che rimanda alla battaglia (Zappolino) tra modenesi e bolognesi e che ha costituito motivo d'interesse turistico persino per stranieri, quando era custodita (ora è in Comune) nella Ghirlandina, da dove gli studenti universitari, il secolo scorso, si sono divertiti a portarla via, in più occasioni. Un oggetto alquanto banale che diventò racconto intrigante nel celebre poema scritto, nel 1624, dal Tassoni che «inventò - sostiene la Cabani - un genere tra l'eroico e il comico». Un'opera come pretesto per alludere alle secolari rivalità tra le città italiane.

«Sono situazioni di sfida, venti del tempo, provocazioni - dice il sindaco Muzzarelli - come quelle d'oggi. “La Secchia Rapita” indica anche le dinamiche delle relazioni: come collocarsi, motivati dalla storia, in una dinamica estense e relazionarsi con Bologna». E in mostra ci sono due copie autografe, manoscritte, conservate presso l'Archivio Storico del Comune, al quale Tassoni, allora sessantenne, aveva voluto donare il suo capolavoro. Dell'ultima copia, del 1625, l'Archivio, con il sostegno del Lions Estense, ha prodotto una versione digitale che permette al visitatore nel penetrare nel manoscritto e scoprire le modifiche fatte nel corso della stesura dell'opera.

Da ammirare anche l'edizione Soliani del 1744, con i disegni e le matrici per la realizzazione dell'opera. Inoltre la vita del Tassoni scritta dal Muratori. La rassegna verifica, attraverso scritti autografi, illustrazioni, edizioni rare, busti, ritratti e dipinti, la statura dell'intellettuale, il suo ruolo di politico-diplomatico, al servizio del cardinale Ascanio Colonna, della corte torinese di Carlo Emanuele e presso la corte di Francesco I, di cui è esposto il ritratto (ora dell'antiquario Cantore) che lo stesso duca aveva donato, nel 1638, a Filippo IV di Spagna.

Tutto costituisce motivo di attenzione: dai libri “postillati” di Dante, Petrarca, Boccaccio, a quelli della rilettura popolare delle “Secchia Rapita”; dai recenti disegni di Antonio Possenti che esplora con saporosità l'immaginario tassoniano, ai video che offrono una rara animazione del personaggio. Da segnalare il dipinto, di anonimo, che raffigura Tassoni con un fico in mano per evidenziare i pochi guadagni a Roma. Opera restaurata, con il ritratto in marmo di Carrara e il secondo bozzetto scartato (custodito nell'Archivio storico), grazie al sostegno di 6mila euro del Rotary Club. Il monumento in marmo, di cui è autore Alessandro Cavazza nel 1860, è stato sottoposto a “ripulitura” e sarà inaugurato domani alle 16, per avere una nuova visibilità. La mostra è accompagnata da un catalogo al prezzo di 20 euro, fino a Natale.

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