Bartoli, e la donna si rivela
Al Centro Muratori opere di Vezzoni, Zagaglia e Camponese
MODENA. La figura femminile s'impone nelle opere di Germana Bartoli, esposte fino al 24 dicembre al Centro Studi Muratori. La donna diventa protagonista in una figurazione capace di abbracciare il senso della vita che passa attraverso manifestazioni di affetto (maternità, abbraccio...), d'intimità, di attesa, di silenzi meditativi, di una esistenza spesso appartata. E nella dimensione concreta dell'immagine il segno, di evidenza immediata, diventa strumento selettivo di espressione, di autonomia analitica, quasi a scavare nello stato d'animo pensieroso e solitario, nella macerazione interiore di creature abilmente caratterizzate. Ma per la definizione conoscitiva alle sue figure, di sottili sensibilità, la pittrice, docente di storia dell'arte in un liceo linguistico, connota il segno di un tripudio cromatico, a tecnica mista, capace di evocare pulsioni profonde, il tumulto dei sensi, corrispondenze amorose, il brivido del cammino nel tempo. Le cromie investono persino le cose (coperta azzurra, cuscino, lo straccio verde, papaveri rosssi...) per dare voce alla riscoperta del privato che contribuisce all'enuclearsi di storie anche psiscologiche. Alle pareti della galleria di via Castel Maraldo anche i disegni di Vezzoni, come studi per una Natività che l'artista pone in una libera spazialità, per una configurazione di sintesi di elementi sottili che caratterizzano i personaggi (Madonna con Bambino) in una dimensione ai limiti dell'onirico. Colore e parole conferiscono alle immagini di Beppe Zagaglia il carattere di racconto, legando la nascita di Gesù ai luoghi e ai monumenti di Modena, in particolare al Duomo e alla Ghirlandina, per quella affettuosa vicinanza che il fotografo stabilisce con la sua città. In un trittico pittorico, di disciplina compositiva, Gian il Camponese fonda la narrazione su scene che affermano, nell'Annunciazione e nella presenza dei Re Magi, il grande evento. Statuine popolari in terracotta, tra Sette e Ottocento, della collezione Bernabiti, esprimono aspetti di civiltà contadina in devozione del Natale. Affermazione dell'artigianato artistico pure nei presepi in terracotta colorata o porcellana. Alcuni recano la firma di Giovanni Gabriele di Roma, di Ferruccio Giuliani di Fiorano, altri provengono dalla Bolivia, Cina, Perù (chiesa di San Luis), Tanzania, Romania. Tutti da ammirare per la diversa caratterizzazione dei personaggi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
